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Troppa incertezza e nessun futuro

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Incertezza è la parola chiave del 53° Rapporto Censis sulla situazione sociale del paese. Se l’anno scorso l’accento era posto sul “sovranismo psichico”, ora il focus è sull’individualismo delle soluzioni agite in un contesto dove continua a pesare l’assenza di futuro. Il 69% degli italiani esprime incertezza sul futuro, contro un 17.2% che vede pessimismo e un 13,8% invece ottimismo. La stessa percentuale, il 69%, è convinta non a torto che la mobilità sociale sia bloccata. Il disagio psichico è ancora evidente dalle rilevazioni: il 74,2% degli italiani dichiara di essersi sentito molto stressato nel corso dell’anno per la famiglia, il lavoro, le relazioni o anche senza un motivo preciso; per il 68,6% l’Italia è un paese in ansia (76,3% tra chi appartiene al ceto popolare), dati confermati anche dall’aumento rilevato del consumo di ansiolitici e sedativi.

Che non si tratti di percezioni campate in aria ma seriamente dipendenti dalle condizioni materiali è chiaro ad esempio osservando il “bluff dell’occupazione che non produce reddito e crescita“. Tra 2007 e 2018 l’occupazione è aumentata (+321.000 unità, +1,4%) ma è in realtà il risultato della riduzione di 867.000 contratti a tempo pieno contro l’aumento di quasi 1,2 milioni di part-time (+38%). Il 20% dei lavoratori è oggi a tempo parziale e tra loro l’incidenza del part-time involontario è altissima, il 64,1% superando la soglia di 2,7 milioni. Se si misurano le unità di lavoro a tempo pieno il lavoro è in realtà diminuito dal 2007 al 2018: -959.000 unità e il volume di ore lavorate diminuisce di oltre 2,3 miliardi. Allo stesso modo diminuisce la disponibilità di reddito. In undici anni si perdono 1000 euro di retribuzione interna lorda (vedere tab. 10 riprodotta in basso). Sono tristemente rilevanti ormai i lavoratori poveri e coloro che svolgono più di un’occupazione (2.113.000 questi ultimi). Hanno una retribuzione oraria inferiore a 9 euro lori 2.941.000 di lavoratori. La concentrazione maggiore, il 79%, è tra gli operai: 8 operai su 10 percepiscono meno del minimo che dovrebbe essere stabilito per legge. Come risultato di questa sfiducia generalizzata si ha una rinnovata speranza per “l’uomo forte al potere“, aspetto ribadito dalle testate giornalistiche più dei dati fin qui presentati. In effetti il 48,2% degli italiani (il 67% tra gli operai, il 62% tra coloro che sono meno istruiti, il 56,4% tra le persone che hanno redditi bassi) dichiara che ci vorrebbe un uomo forte che non debba preoccuparsi di Parlamento e di elezioni. Un dato sconsolante ma che deve essere preso sul serio se si vogliono capire i rischi che la situazione attuale può portare con sé.