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Catacombe di San Gennaro

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Le Catacombe di San Gennaro sono antichi cimiteri sotterranei risalenti al secondo, terzo secolo. Il sito viene definito uno dei più importanti monumenti di origine Cristiana della città di Napoli. L’ingresso alle catacombe è collocato vicino alla Chiesa del’ Incoronata a Capodimonte. Attraverso una scala si raggiunge il livello del secondo piano, dove si trova il più antico ritratto di san Gennaro, risalente al quinto secolo dopo Cristo. L’opera raffigura il martire tra una bambina ed una donna, sopra il capo del santo la scritta ”Sancto Martyri Januario”.

Nel successivo corridoio coperto si trovano altri due affreschi che raffigurano la defunta ” Bitalia orante” e, un altro che raffigura la defunta” Cerula con i Ss. Pietro e Paolo, tutti databili tra il V e il VI secolo. Ci sono poi, altri due affreschi posti in uno dei cubicoli, San Paolo e il defunto Lorenzo e San Pietro e San Gennaro con una corona. Attraversando un passaggio si raggiunge la grande basilica ipogea, scolpita nel direttamente nel tufo, unica del suo genere nell’architettura catacombale.

Procedendo si supera un passaggio a tre archi dove sulla destra c’è un cubicolo che è affrescato con motivi topici: i defunti (gli uccelli) e la resurrezione (la croce monogrammatica). Superata l’area cimiteriale scavata nel tufo, sulla sinistra vi sono i resti di una struttura basilicale risalente al sesto secolo, qui vi sono i resti di affreschi che raffigurano i primi 14 vescovi napoletani, la cosiddetta Cripta dei Vescovi. Al di sotto, la confessio di San Gennaro, (così chiamata in quanto è il punto più vicino alla tomba del santo) scavata nel livello inferiore, un tempo adornata di una serie di affreschi in triplice strato, sul più recente dei quali (secolo IX) sono stati raffigurati San Gennaro e i suoi compagni di passione, sul più antico, risalente al VI secolo vi è raffigurato san Gennaro tra il Vesuvio e il Monte Somma.

Lo spazio più interessante di tutto il complesso catacombale è il vestibolo della catacomba inferiore, ottenuto dall’ampliamento dell’originario ipogeo gentilizio e di cui restano quattro interi sarcofagi scavati nel tufo, sul soffitto alcune pitture che richiamano lo stile pompeano del secondo terzo secolo, al centro dell’ambiente vi è il battistero del 762. Nell’ambulacro massimo vi è uno dei cubicoli meglio conservati delle catacombe originariamente ricoperto da dipinti di cui restano una figura (forse di Mosè o di Cristo o forse di San Pietro. I ritratti della catacomba sono molto importanti in quanto testimoniano un alto livello di caratterizzazione fisionomica, vicina alla produzione Neapolitana di IV – VI secolo e a quella africana dello stesso periodo. Sono evidenti i collegamenti con la comunità cristiana d’Africa da cui giunsero a Napoli molti personaggi per sfuggire alle persecuzioni vandalo – ariane in atto dal 439: lo testimonia il cubicolo di Theotecnus, al piano superiore della catacomba, la cui parete di fondo fu sfondata tra la fine del V e gli inizi del VI secolo per accogliere la sepoltura dell’africano Proculus, oltre alla defunta Marta .