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Cosa ci dice il Rapporto SVIMEZ

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Leggere il Rapporto SVIMEZ 2019 “L’economia e la società del Mezzogiorno” aiuta ad inquadrare la situazione socioeconomica del Sud Italia e ad inserirla correttamente nel suo contesto nazionale ed europeo. Ciò che emerge innanzitutto è la situazione difficile per l’Italia intera, che si trova indietro rispetto agli altri paesi europei: mentre il Nord non è tra le regioni trainanti il Sud si allontana ulteriormente dalle altre regioni del Sud Europa: “anche le regioni del Nord produttivo perdono posizioni nella graduatoria delle regioni europee di sviluppo economico, sociale e di competitività; Nord e Sud sono accomunati dall’aumento delle disuguaglianze tra aree urbane ed aree interne: nell’Italia intera le periferie dei grandi centri urbani sono attraversate dalle stesse emergenze sociali” (p. 4 della sintesi del Rapporto). Non è quindi solo un problema del Sud: “a ciascuno il suo Nord: le nostre regioni settentrionali si presentano agli occhi dell’Europa come il Sud di aree più sviluppate”. I problemi sono risalenti nel tempo e vanno aggravandosi, a partire dalle dinamiche demografiche che se sono generalmente avverse nel Mezzogiorno sono drammatiche. Al Sud calano i consumi, in generale non si può ancora dire superata la lunga crisi iniziata nel 2008 e, contrariamente al senso comune, ciò che è mancato principalmente è l’apporto del settore pubblico anche dal punto di vista degli investimenti. La vulgata che ha accompagnato le pretese di autonomia differenziata delle regioni del Nord è presto smentita dai dati: “gli investimenti infrastrutturali nel Sud negli anni ’70 erano quasi la metà di quelli complessivi, mentre negli anni più recenti sono calati a quasi un sesto del totale nazionale”. A quanto pare il Sud è stato praticamente lasciato a se stesso con risultati devastanti. Non è un caso allora se “il Mezzogiorno, nonostante le sue potenzialità produttive e la ricchezza di specialità alimentari esporta meno dell’Austria e poco più della Svezia e della Grecia”.

Se si sposta il focus sul mercato del lavoro si può avere un’idea della dimensione del problema: mancano tre milioni di posti di lavoro per raggiungere il tasso di occupazione del Centro-Nord. I primi dati del 2019, completi per i primi due trimestri, confermano la crescita modesta dell’occupazione al Centro-Nord (+0,8%) e la diminuzione al Sud (-0,4%). Intanto aumenta la precarietà con l’aumento delle assunzioni a termine sul totale e una percentuale del part time involontario altissima, quasi l’80% contro il 58% del Nord. Il tasso di occupazione giovanile (15-34 anni) al Sud non ha paragoni in Europa ed è solo del 29%. Nel frattempo, cresce, in linea con le tendenze generali e non solo in Italia, il fenomeno dei working poors, ovvero delle persone che sono povere pur avendo un reddito da lavoro, che sempre più spesso si rivela insufficiente per sopravvivere. Nella tabella è possibile verificare come anche a livello occupazionale non è stato colmato il gap rispetto alla crisi economica:

Regione Differenza livelli occupazionali 2008-2018
Sicilia -7,8
Calabria -5,7
Molise -5,0
Puglia -4,6
Basilicata -3,6
Sardegna -3,3
Abruzzo -2,4
Campania -0,4

Tabella 1 Elaborazioni su dati SVIMEZ

Al Sud sono anche scarsi i servizi: “Secondo le analisi della SVIMEZ, i dati sulla spesa per i servizi ai cittadini e alle imprese sfatano il luogo comune su un Sud inondato di risorse pubbliche perse in sprechi e inefficienze. La spesa pro capite delle Amministrazioni pubbliche è pari, nel 2017, a 11.309 euro nel Mezzogiorno e a 14.168 nel Centro-Nord. Un divario che è andato aumentando negli anni Duemila. Lo svantaggio meridionale è molto marcato per la spesa relativa alla formazione e ricerca e sviluppo e cultura, con una quota pro capite rispettivamente dell’80% e del 70% rispetto al Centro-Nord. Molto elevato il divario anche nella sanità (circa l’85%)”.

La parte finale del Rapporto si concentra sulle opportunità possibili per risollevare il Mezzogiorno, partendo da ciò che già inizia a muoversi, in particolare nei settori della bio economia e dell’economia circolare. La speranza è che il Sud possa risollevarsi ponendosi finalmente come fulcro dell’area mediterranea.