Home MEDICINE '99 Il regionalismo differenziato: la secessione morbida

Il regionalismo differenziato: la secessione morbida

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La Lombardia, il Veneto e seguendo a ruota libera anche l’Emilia Romagna a guida PD, che perde l’ennesima occasione di rappresentare realmente un’alternativa al governo e alle sue politiche, chiedono il regionalismo differenziato. Cosa comporta? La pretesa è di maggiore autonomia ai limiti dell’autarchia in alcuni settori chiave quali sanità e istruzione, in barba all’unità del paese, al principio dell’universalismo e al Sistema Sanitario Nazionale che proprio ora compie 40 anni. Chi verrà penalizzato sono ovviamente le regioni del Sud. La Lega che cerca di porsi come forza nazionale iniziando a guadagnare consensi anche rilevanti nel Mezzogiorno si gioca la sua nuova rappresentazione unitaria. Non va meglio al Movimento 5 Stelle che ha già la maggior parte dei suoi consensi al Sud e rischia un ulteriore arretramento rispetto a ciò che almeno i sondaggi dicono. Eppure il governo senza idee sembra abdicare alle spinte “secessioniste” visto che la ministra Giulia Grillo (M5S) pare abbia dato il suo via libera al regionalismo differenziato, mentre la riunione di tutte le professioni sanitarie promossa dal FMOMCEO si schiera apertamente per il no e a difesa dell’universalismo. Il dibattito pubblico è quasi inesistente, fino ad ora ne hanno parlato solo qualche giornale e nessuna televisione, mentre la questione è centrale e andrebbe discussa in maniera approfondita: si tratta nella pratica di modifiche di livello costituzionale che stanno per essere decise da due ministre e tre regioni nel silenzio generale.