Home TUTTO MESSINA Rigassificatore nel porto di Tremestieri

Rigassificatore nel porto di Tremestieri

297
0
SHARE

La parola sviluppo è di per sé controversa e non andrebbe usata in maniera superficiale e indiscriminata, se poi viene associata a costruzioni, progetti o impianti che prevedono sicuramente “danni collaterali” come maggiore inquinamento e/o pericolo di disastri ambientali, beh, non andrebbe assolutamente usata. Purtroppo la cura del linguaggio è sottovalutata e sembra essere l’ultimo dei nostri problemi, anche se una riflessione più attenta dovrebbe convincerci del contrario: il linguaggio forma il nostro mondo e non è uno strumento neutro per i nostri pensieri e le nostre azioni. Al Sud si è parlato di sviluppo, sottosviluppo, mancato sviluppo e occasioni (spesso perse) di sviluppo in una miriade di casi disparati e a volte anche disperati. Dal dopoguerra il Sud è stato scelto, con questa scusa, come sfondo per impianti inquinanti e pericolosi, e per fortuna è stata negata l’opzione nucleare perché sappiamo bene quali sarebbero state le regioni fortunate. Ad oggi abbiamo siti bellissimi altamente inquinati, briciole come lavoro per ristrette minoranze, scarso indotto e nulla più, al prezzo di malattie, morti e scempi ambientali. Parlo di briciole con cognizione di causa, visto che i dati ci dicono che le nostre città si stanno svuotando e gli anni d’oro che hanno permesso solo a poche generazioni di stare bene erano un trend nazionale non necessariamente legato a fabbriche della morte come la Sacelit nella zona industriale di Giammoro. In un’area che ha già pagato un grosso tributo si voleva fare un’inceneritore (le parole sono importanti appunto, non si valorizzano i rifiuti bruciandoli) e per fortuna, anzi grazie anche ad una popolazione finalmente combattiva e consapevole, non si farà. Intanto, la notizia fresca è che invece il costruendo porto di Tremestieri diventerà sede di “stoccaggio e bunkeraggio di LNG” (Gas Naturale liquefatto), ossia un impianto di rigassificazione ad alto rischio ambientale. Riporta Antonio Mazzeo nell’articolo linkato sopra che esperti come il prof. Solarino riferendosi ad un progetto analogo per il porto di Augusta evidenziano criticità e rischi legati a questo tipo di impianti: “Quando la temperatura del GNL aumenta, esso comincia a cambiare di stato diventando gas, cioè si verifica la cosiddetta rigassificazione”, ha spiegato il prof. Solarino. “Il GNL, trasformandosi in gas, incrementa il suo volume di ben 600 volte, cioè 1 metro cubo di GNL diventa 600 metri cubi di gas metano. Nel caso di accidentale perdita di GNL, la nube di gas che si formerebbe sarebbe freddissima e fluttuerebbe nell’aria a bassissima quota (perché risulta molto più pesante dell’aria circostante); essa, trasportata dai venti, allorché si miscela con aria nel rapporto fra il 5 e il 15% diventa facilmente infiammabile, per cui basta una scintilla per farla deflagrare”. Aspetti di cui la popolazione dovrebbe essere quanto meno informata, visto che la lodevole volontà di eliminare i Tir dalla città sta diventando occasione di inserire un’altra bomba ad orologeria in un territorio già fortemente a rischio.