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Oxfam: disuguaglianze crescenti, servizi pubblici la soluzione

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La povertà può essere sconfitta solo contrastando le disuguaglianze, e non facendo la guerra ai poveri, come avviene ormai da troppo tempo mentre i ricchi diventano sempre più ricchi. Alla vigilia dell’annuale Forum economico mondiale a Davos, in Svizzera, Oxfam pubblica il suo rapporto annuale “Bene pubblico o ricchezza privata?” nel quale emerge ancora una volta il nodo centrale della disuguaglianza; non fa scandalo perché sembra ormai percepita come una dinamica naturale, ma così non è. Dopo la crisi finanziaria il numero dei miliardari è quasi raddoppiato e i loro patrimoni aumentano di 2,5 miliardi di dollari al giorno, il loro contributo alla collettività in termini di tasse, invece, è il più basso degli ultimi decenni; contemporaneamente si fa sempre più fatica a combattere la povertà. I dati presentati da Oxfam ci dicono che ogni giorno 262 milioni di bambini non possono andare a scuola, quasi 10.000 persone muoiono perché non hanno accesso a cure mediche, si hanno 16,4 miliardi di ore di lavoro di cura non retribuito, prevalentemente svolto da donne. La ricchezza è sempre più concentrata: nel 2018 26 individui, erano 43 solo l’anno precedente, possiedono quanto metà della popolazione mondiale, cioè 3,8 miliardi di persone. Ciò che sottolinea inoltre il rapporto è il potere dei servizi pubblici, ed in particolare di sanità e istruzione, di combattere la disuguaglianza; servizi che per essere efficienti devono essere pagati anche con il contributo dei più ricchi, diversamente da ciò che accade oggi. Il Rapporto presenta anche un aggiornamento dedicato alla distribuzione della ricchezza in Italia, dove il 20% più ricco detiene il 72% della ricchezza nazionale, un altro 20%, il secondo quintile, detiene il 15,6%, mentre al restante 60% resta da dividere un magro 12,4%. Osservando i dati dal 2000 alla metà del 2018, si vede come il 10% più ricco è passato dal 50,57% al 56,13% mentre la metà più povera dal 13,1% al 7,85%. Il trend è quindi lo stesso osservato su scala globale, e invece di discutere seriamente su una tassazione progressiva che possa ridurre le disuguaglianze e aumentare i servizi pubblici nel Belpaese si parla di flat tax, come se la minoranza più ricca non avesse già avuto abbastanza regali.