Home WORK €CONOMY L’OCSE, l’Italia e il lavoro… che non c’è

L’OCSE, l’Italia e il lavoro… che non c’è

128
0
SHARE

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha rilasciato i dati sull’occupazione dei suoi paesi membri relativi al terzo trimestre 2018. Non si tratta solo né tanto dei paesi dell’Unione europea perché all’organizzazione aderiscono ben 36 paesi tra cui Svizzera, Canada, Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud ed altri classificati dalla Banca Mondiale ad alto livello di PIL e Turchia e Messico a livello medio-alto. Nei paesi dell’area euro il tasso di occupazione aumenta ovunque eccetto in Italia, dove passa dal 58,8% al 58,6%. Le tabelle pubblicate dall’OCSE permettono di fare un confronto più esteso fra molte delle principali economie mondiali. Il tasso di occupazione medio dei paesi OCSE è del 68,4%, tra i paesi dell’Unione europea è del 68,7% e tra i paesi dell’area euro del 67,4%. Valori inferiori all’Italia si riscontrano solo in Turchia (52,2%) e in Grecia (55,2%), di poco superiori i dati di Messico (61,6%) e Spagna (62,5) che tutto sommato ha dimensioni ed economia comparabili. Se si guarda il tasso di occupazione femminile, l’Italia è nuovamente nelle ultime posizioni con un magro 49,5%, davanti a Turchia (33,2%), Messico e Grecia (45,5%), contro una media generale del 61% e ancora maggiore in Unione e nell’area euro. L’occupazione media maschile è al 76% mentre quella italiana si ferma al 67,7%, quasi dieci punti percentuali in meno. L’Italia si distingue anche per il penultimo posto come tasso di occupazione giovanile; nella fascia 15-24 anni infatti lavora solo il 17,3% del totale, peggio solo la Grecia con il 14% mentre la media è del 41,8%. Non sono quindi solo i dati congiunturali il problema: anche in assenza di peggioramento o di prossima recessione, la situazione dell’occupazione in Italia è difficilmente sostenibile, tacendo per di più qualsiasi valutazione sulla qualità degli impieghi, ormai sempre in misura crescente precari e senza prospettive.