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Aspettando il boom

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Nel paese sempre più indistinguibile dal suo ministro dell’Interno, paese che per dimenticare le proprie miserie, o per amplificarle, si ferma a sbavare sulle manette di una giustizia che difficilmente si potrebbe definire tale, il ministro dell’economia e del lavoro vede all’orizzonte la possibilità di un nuovo boom economico come quello che ha attraversato l’Italia negli anni Sessanta (per altro senza invertire né riuscire a contrastare minimamente il divario tra le aree del paese) e davvero non si riesce a capire in quale dimensione il suddetto ministro viva, a meno che non parli della sua singola e difficilmente ripetibile esperienza personale. I dati dicono tutt’altro, da ultimo quelli sulla produzione industriale: l’Istat certifica il calo dell’1,6% di novembre rispetto al mese precedente e del 2,6% rispetto all’anno precedente. Si tratta di una situazione generalizzata e infatti l’Eurostat dà un quadro dell’area euro per nulla migliore: -1,7% rispetto ad ottobre e -3,3% su novembre 2017. Si comincia a discutere sull’arrivo di una nuova recessione; a livello globale è una possibilità tutt’altro che remota e l’Italia in realtà non ha ancora recuperato del tutto rispetto alla crisi del 2008. Le prospettive non sono rosee e non è certo l’azione di un singolo governo, per altro cieco di fronte alla realtà, a poter cambiare le cose.