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Segnali preoccupanti per l’anno che verrà

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Mentre alla Camera la manovra è alle battute finali, in Commissione il Presidente dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio parla di manovra recessiva: il rischio per il 2019 è chiaro, e la pressione fiscale è destinata ad aumentare da un già alto 42% nel 2018% al 42,4%. Intanto il quadro internazionale non è dei migliori, visto che i dati dimostrano come la crescita stia rallentando mentre il debito globale aumenta. L’indice S&P 500, che rappresenta un paniere di 500 aziende statunitensi ad alta capitalizzazione, ha avuto una caduta del 10,6%, la più larga dal 1931. L’economista Michael Roberts analizzando i dati macroeconomici riconosce preoccupanti affinità tra la situazione attuale e l’economia del 1937, un periodo di apparente ripresa dopo la crisi del ’29, dalla quale sappiamo oggi si uscì solo con il tragico affermarsi dell’economia bellica. Il rallentamento della crescita e la caduta dei mercati finanziari sono due dei fattori che abbiamo in comune col 1937. Il terzo elemento è l’innalzamento dei tassi d’interesse da parte della FED, la banca centrale statunitense, voluto allora nell’illusoria convinzione che il peggio fosse passato e in atto anche oggi con simili premesse. Il 2019 per il sistema internazionale, e quindi anche per l’Italia, è un’incognita con qualche allarme e molta preoccupazione visti i segnali già visibili.