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La sventurata rispose

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C’era una volta un governo anti-europeista, anzi era per un’Europa diversa, forse “spezzeremo le reni” a quest’Europa… ma con il mandato che ci darete alle prossime elezioni europee; intanto votateci e poi si vedrà. Per chi preferisce i fatti alle parole c’è di che piangere. L’Unione europea e/o la congiuntura economica saranno gli alibi di un fallimento già annunciato, un cambiamento inconsistente con la manovra del popolo affamato. Lungi dal voler difendere l’Europa così com’è, basta guardarsi un po’ intorno per capire la fregatura, uscire dal proprio ombelico: in Spagna i socialisti e Podemos hanno sì trattato con i burocrati a Bruxelles, ma il risultato è tutt’altro. Qualche esempio? Un aumento del 3% e indicizzazione delle pensioni minime, congelamento degli affitti nei quartieri popolari, aumento di un quinto del salario minimo, raddoppio degli assegni familiari, valorizzazione dei sindacati, promessa di asili nidi e materne per tutti, aiuti per chi non è autosufficiente. E non si otterranno tramite una antipopolare flat tax, bensì aumentando le tasse ai ricchi, incluso un aumento della patrimoniale lì già esistente e qui innominabile. In Francia il governo si trova ad affrontare una durissima e sempre più estesa (e connotata politicamente) opposizione popolare che va avanti quotidianamente, da più di un mese, con enormi proteste e blocchi (stessi blocchi che gli strabici nostrani applaudono mentre lodano chi da noi – Salvini- stabilisce il carcere per coloro che li fanno). Intanto la manovra italiana è stata accettata tramite una limatura che prevede tra le clausole a garanzia, dopo il congelamento dell’IVA per il 2019, il suo aumento per i due anni successivi se non accadranno miracoli (SPOILER: no, non accadranno) e “un maggiore obiettivo di gettito da accise sui carburanti”, che è esattamente la prima causa scatenante le proteste oltralpe: come leggevo su Twitter, preparate i Gilet gialli per la prossima stagione.