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La generazione perduta è rimasta a casa

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Future concept written on chalkboard Concept on blackboard

Quindi la verità, purtroppo non bella da dire, è che messaggi di speranza – nel senso della trasformazione e del miglioramento del sistema – possono essere dati ai giovani che verranno tra qualche anno. Ma esiste un aspetto di “generazione perduta”, purtroppo. Si può cercare di ridurre al minimo i danni, di trovare formule compensative di appoggio, ma più che attenuare il fenomeno con parole buone, credo che chi in qualche modo partecipa alle decisioni pubbliche debba guardare alla crudezza di questo fenomeno e dire: facciamo il possibile per limitare i danni alla “generazione perduta”, ma soprattutto impegniamoci seriamente a non ripetere gli errori del passato, a non crearne altre, di “generazioni perdute”. (Mario Monti quand’era PdC in un’intervista al settimanale Sette nel 2012)

 

La notizia è che aumentano gli under 35 italiani che abitano con i genitori, lo certifica l’Eurostat. I dati: nel 2017 i giovani tra i 18 e i 34 anni che si trovano in tale condizione sono il 66,4% del totale (in aumento rispetto al 65,8% del 2016). La media europea è del 50% e con una percentuale più alta della nostra troviamo soltanto Croazia, Malta e Grecia. Il dato riguarda soprattutto la popolazione maschile: il 72,7% del totale contro il 59,8% delle femmine. La percentuale aumenta in particolar modo nella fascia 25-34 anni; tra i 18-34 due come abbiamo visto due su tre vivono ancora con i genitori mentre tra i 25 e i 34 anni il rapporto è quasi uno su due. I dati, è vero, sono sconfortanti, ma ciò che trovo più sconfortante è l’assenza di contestualizzazione e di qualsivoglia analisi critica. Si parla di “mammoni” inaugurando la fiera del luogo comune, ben affollata in verità da un po’ tutti i nostri media, senza il minimo sospetto che forse una parte, pure maggioritaria chissà, di quei mammoni semplicemente non ha alternativa. Magari si districa nella selva dei “lavoretti“, tra tirocini e occupazioni che chiamarle tali è spesso imbarazzante, e se volesse una stanza, non dico un appartamento, indipendente, dovrebbe comunque mangiare con i genitori tutti i giorni per arrivare a fine mese. Si potrebbero incrociare i dati con quelli sulla disoccupazione giovanile, confrontare le diverse aree del paese tra loro; insomma evitare di fare il solito titolo acchiappa-click per poi non spiegare niente. Credo si dica fare giornalismo.