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Nessun cambiamento e il PIL intanto decresce

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Sia la nota mensile rilasciata dall’ISTAT che le previsioni rilasciate da diverse istituzioni pubbliche e private (INPS, OCSE, FMI, Fitch, Goldman Sachs) lanciano segnali preoccupanti nei confronti dell’economia italiana. In un clima internazionale ed europeo non rassicurante, da una parte le tensioni commerciali tra USA e Cina e dall’altra parte il rallentamento della Germania usualmente locomotiva europea, l’Italia riduce le stime di crescita e dal 2015 per la prima volta registra un PIL negativo nel terzo trimestre del 2018 (-0,1%). Si parla già di rischio recessione, tecnicamente definita tale quando il PIL è negativo per due trimestri consecutivi. L’allarme lo lancia anche Confindustria attraverso il suo presidente, Vincenzo Boccia che francamente minaccia, senza crescita “nessuna azienda assume un lavoratore”. Eppure il governo, specialmente attraverso i suoi due consoli, è prodigo di attenzioni nei confronti delle imprese: Salvini ne ha incontrato i rappresentanti ieri al Viminale, martedì verrà aperto un tavolo permanente al Mise da Di Maio, che ha anche scritto una lunga lettera rassicurante al quotidiano confindustriale dimostrando grande attenzione e volontà di garantire sostegno e aiuti economici. C’è però un grande dubbio che nessuno palesa: se l’economia italiana, da sempre molto attenta soprattutto nei confronti delle grandi imprese, che nei decenni precedenti le ha sostenute a volte con imponenti aiuti di stato – che non hanno impedito comunque delocalizzazioni e ruberie le più varie a danno dei contribuenti italiani – dopo tutti questi sforzi non ha ottenuto nulla di concreto dal sistema industriale, non sarà il caso di cambiare strategia e preoccuparsi più del ramo debole delle relazioni industriali, ovvero i lavoratori? Anche recentemente si è visto che il sostegno temporaneo dato alle imprese ha consentito a queste ultime di risparmiare sull’utilizzo di manodopera finché è durata senza garantire investimenti e continuità occupazionale nel momento in cui il sostegno è venuto meno. Nella manovra così come nelle parole e negli incontri dei rappresentanti del governo non c’è alcun cambiamento in vista rispetto alla storia delle relazioni industriali; si parla sempre di sostegni economici alle imprese che continueranno a non investire come hanno sempre fatto ed è quanto meno singolare aspettarsi risultati diversi mantenendo costanti premesse e fattori.