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Migration Global Compact, ignoranza e volontà

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Nella provincialissima Italia, le grandi tematiche internazionali vengono trattate poco e male, e solo se di riflesso riguardano il proprio ombelico. Così, mentre in Polonia si svolge l’importantissimo COP24 che ci riguarderà davvero tutti, i social e i media nostrani si dilettano ad occuparsi di alberi di natale più o meno spelacchiati e presepi più o meno imposti. Se poi ci si occupa di argomenti seri, come il Migration Global Compact, lo si fa principalmente come reggi-microfono dei politici che pare abbiano voce in capitolo al di là della verità. Si fa finta di non sapere che sulle migrazioni è fondata la civiltà umana, paesi che oggi alzano i muri e vogliono sparare a chi arriva da fuori sono nati dalle migrazioni di popoli (e dal conseguente genocidio dei nativi), il nostro paese è ancora un paese di forte emigrazione prima che di immigrazione. L’Italia è stata tra i 190 paesi che due anni fa a New York stilavano una serie di principi per gestire collettivamente il tema delle migrazioni, ma ora rifiuta di sedere a Marrakech il 10 dicembre per firmare l’accordo usando come paravento la sovranità parlamentare per nascondere la propria contrarietà e soprattutto per farne una questione di campagna elettorale, ormai perennemente imposta dal governo in carica. La Lega in particolare è quella che a gran voce reclama il dovere dell’Europa, del mondo e del sistema solare di occuparsi dei migranti, salvo poi sistematicamente rifiutarsi di partecipare nelle sedi opportune dove potrebbe far valere le proprie ragioni. Non è schizofrenia, ma precisa strategia che deriva da ben due ordini di motivi. I primi sono di natura politica: soprattutto la Lega si è riciclata come baluardo della nazione e ha estremo bisogno dello spauracchio esterno per mantenere e consolidare il proprio elettorato. È la stessa ragione da cui deriva il cosiddetto decreto sicurezza, che ha come principale scopo evidente quello di creare confusione e mantenere nell’illegalità e più precari possibili i migranti per poterli additare meglio. Il secondo ordine di motivi è prettamente economico e non meno importante. C’è un blocco sociale perennemente tutelato da qualunque governo e che ha bisogno di avere una manodopera a basso costo e ricattabile per poter estrarre più profitti possibili e per il quale negli anni sono state inaugurate le peggiori politiche sulle migrazioni. Non si tratta di novità dovute all’attuale o al precedente governo, ma di una impressionante continuità volta a servire sempre e comunque lo straccione capitale italiano. Senza dimenticare che qualunque politica anche se punta primariamente a colpire alcuni soggetti, alla fine e col passare del tempo può allargarsi a coinvolgere altre categorie, perché i diritti non sono scolpiti nella pietra ma sono stati guadagnati nelle lotte e col sangue; l’arretramento è già in atto e non è annullando i diritti e la dignità degli altri che avremo garantiti i nostri, anzi, in realtà è vero l’opposto.