Home WORK €CONOMY Bocciato l’impianto CSS nella Valle del Mela

Bocciato l’impianto CSS nella Valle del Mela

825
0
SHARE

Con il decreto del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare 329/2018 pare si sia conclusa definitivamente la vicenda riguardante la costruzione di un impianto di CSS nella Valle del Mela (fermo restando che la A2A ha diritto di presentare ricorso al TAR). Nel travagliato iter la Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale VIA e VAS aveva dato parere positivo, la Regione Sicilia non si era pronunciata e il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo aveva espresso due pareri negativi e allo stesso modo il Consiglio dei ministri si era espresso negativamente lo scorso ottobre, quindi mancava il parere del ministero competente che è arrivato, bocciando il progetto. I comitati sorti contro l’impianto e che negli scorsi mesi hanno manifestato nelle strade di Milazzo, oltre ad aver promosso una serie di iniziative di informazione e di pressione sugli amministratori locali, comprensibilmente festeggiano. Qualche settimana fa si era sentita l’isolata voce dei sindacati che lamentavano il rischio di perdita dei posti di lavoro, avendo fatto espressa richiesta in proposito all’azienda che non ha risposto. Il ricatto occupazionale è qualcosa che ha condannato troppi lavoratori e cittadini che vicino a vere e proprie fabbriche di morte negli anni passati, neanche troppo lontani nel tempo, hanno perso la vita. È il caso della Sacelit, il cui ultimo morto a causa dell’amianto, il centocinquantesimo su 220, è di quest’anno. Nella valle del Mela accanto alla centrale termoelettrica, prima Edipower ora A2A c’è la Raffineria di Milazzo, e nel comprensorio diversi studi, anche se ritenuti insufficienti dalle aziende che vorrebbero sponsorizzarne di propri, chissà con quali risultati, dimostrano un’incidenza di malattie e ritardi nello sviluppo per i giovani; i quali non hanno neanche più le prospettive lavorative che negli anni d’oro comunque erano garantite. Per non parlare del rischio incidenti cui si è sempre sottoposti. Di fronte a tutte queste problematiche se si volesse davvero parlare di opportunità occupazionali, si dovrebbe farlo riguardo la bonifica del territorio e la riconversione realmente verde degli impianti, con prospettive migliori sia per l’aspetto lavorativo che per quello, che ripetiamo dovrebbe essere prioritario, della salute. Prima che questi colossi decidano che non è più conveniente mantenere gli impianti a queste latitudini e se ne vadano lasciando col cerino in mano tutti coloro che hanno aspettato invano il cambiamento.

Manifestazione a Milazzo del 28 gennaio contro l’impianto CSS