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L’infinita crisi meridionale

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I dati Istat pubblicati a marzo e che avevo analizzato in un altro contesto già confermavano l’onnipresente questione meridionale, argomento poco interessante nel dibattito pubblico perché evidentemente non monetizzabile in termini di consensi e quindi di voti. Ogni pubblicazione di dati e aggiornamenti sulla situazione economica ed in particolare lavorativa tristemente fotografa la stessa desolante situazione. I dati della Banca d’Italia sulle economie regionali aggiornati a novembre sulla Sicilia ad esempio confermano gli occupati 2018 stabili rispetto all’anno precedente (diminuiscono gli autonomi mentre aumentano i dipendenti) mentre il tasso di disoccupazione resta doppio rispetto alla media nazionale. In Sicilia la crisi non è superata, come dimostra il dato di 100.000 occupati in meno rispetto al 2008. In tutto il Sud anche le retribuzioni sono inferiori al livello pre-crisi, oltre naturalmente ad essere costantemente inferiori rispetto a quelle del Centro e del Nord. Ulteriori conferme si hanno se si leggono i dati elaborati dall’INPS riguardanti l’agricoltura, un settore in crescita a livello nazionale: le aziende con dipendenti agricoli aumentano dello 0,9% mentre in Sicilia diminuiscono dal 2012 al 2017 di poco più di 1.000 unità (da 28.612 a 27.578). Gli operai agricoli aumentano principalmente per effetto dell’abolizione dei voucher di circa 24.300 unità, il 2,4%, mentre in Sicilia il dato si ferma a +1,2%, nonostante l’isola maggiore abbia da sola il 14,4% degli addetti nel settore. C’è infine da considerare che tutti questi dati nascondono un dramma peggiore: mancano tutti quei giovani e meno giovani che in questi anni se ne stanno andando, diventando invisibili alle statistiche e al futuro dell’isola, e che in gran parte se avessero qualche possibilità sarebbero ben lieti di restare.

Tasso di occupazione e disoccupazione 2017. Fonte Istat