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Comune di MonteMare,l’esercizio del voto è un diritto sacrosanto! Il Referendum va fatto!!!

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La citazione degli scagnozzi di Don Rodrigo non s’ha da fare” (spero messa in bocca arbitrariamente dal giornalista, di un quotidiano on-line di Messina, al Primo Cittadino in merito al referendum indetto per il 16 dicembre che si esprimerà sul distaccamento umano-territoriale di una frangia dell’attuale comune di Messina) se, da una parte, rappresenta bene l’intenzione del Sindaco, dall’altra scuote fortemente la coscienza facendo ribollire e difendere a spada tratta la conquista ereditata: l’esercizio del libero consenso. E, a mio dire, le giustificazioni che corredano l’appello inviato al Governatore Musumeci per abolire il già indetto Referendum, “che così si esprimono:”Viola la rappresentatività della Città Metropolitana e influisce negativamente sul profilo economico del piano di riequilibrio e per la disagiata situazione economico-finanziaria per la quale il comune di Messina, in stato di predissesto, ha deliberato il ricorso al piano di riequilibrio, che subirebbe inevitabili scompensi sotto il profilo economico a seguito dell’eventuale indizione del referendum”., rappresentano un dato marginale, irrilevante. Piuttosto che preoccuparsi sui risvolti di un’eventuale scorporamento, bisognerebbe interrogarsi, – ovviamente facendo appello a un passato non imputabile a questa legislatura-, cosa abbia indotto i naturali a smuovere tutto questo. Tralascio qui e sorvolo sulle mie considerazioni strettamente personali quando si pensa, sia a livello locale, nazionale e anche mondiale, che le regole di una buona ed efficiente società siano dettate solo dall’economia finanziaria! Fra un mese tutta la città sarà chiamata a esprimersi in merito. Il raggiungimento del Referendum, approvato e promulgato dagli organi competenti (Regione Sicilia), è una realtà oggettiva e, il ricorso presentato dal Sindaco in questa fase, forse espresso per una usuale presenza mediatica nulla toglie a quanto deciso che, proprio perché pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione Sicilia, sancisce la regolarità della pretesa dei secessionisti appartenenti a uno “Stato democratico, quale ancora oggi è l’Italia”. Ho apprezzato che in tre mesi di mandato il Sindaco, Cateno De Luca, sia venuto per ben due volte a Castanea per condividere con noi momenti importanti. Erano decenni che il Primo Cittadino, compreso il Presidente della VI Circoscrizione, non venivano in visita nel territorio dell’ex XII Quartiere, a Castanea precisamente. Da quando è avvenuta la fusione e la riconversione del XII e XIII Quartiere in VI Circoscrizione, se la memoria non mi inganna, e non mi inganna, il Presidente ufficialmente non è mai venuto!!! E’ vero che qualche rappresentate del mio villaggio siede in Consiglio Circoscrizionale ed è altrettanto vero che gli abitanti delle Masse, forse Gesso e di tutti i villaggi facenti parte l’agognato distaccamento, non abbiano avuto una loro presenza attiva nel Consiglio e sono rimasti soli e abbandonati da un’amministrazione noncurante e con tutte le lacune che oggi vengono evidenziate dall’attuale governo della città. Ma il senso di non appartenenza a una città, che già di suo è incancrenita nel tessuto sociale a più livelli, è vecchio da quasi un secolo difatti, una delle personalità più insigni del nostro villaggio, il Sac. Principato, in una sua pubblicazione dà alla “madre” Messina l’appellativo appropriato di “matrigna” e ne auspica un immediata distacco. Sono dovuti passare novanta anni perché quel sogno si affacciasse. La città non ha mai tenuto conto che, dopo il disastro che ha raso al suolo il centro urbano, nei 48 villaggi, o casali di Juso e di Tramontana se volete, si è conservato l’humus del messinese che ancora sussiste nelle varie forme di rispetto solidale, nelle tradizioni etno-antropologiche, nel vissuto che quotidianamente rievoca un passato di cui andare fieri. Esiste, come in ogni cosa, una parte sana ma, in questo caso, in quest’ultimo trentennio la “bollacità” ha consegnato la città in mano a saccheggiatori che hanno fatto razzia invece

promuoverla, custodirla e preservarla. I suoi spazi più belli, come l’affaccio sul mare, sono stati negati ai messinesi; la zona Falcata, che tutti sappiamo quanto sia ricca di storia, anche triste, che ha dato il nome all’antica Zancle, è stata ridotta a un deposito immenso di rottami con eco-mostri che depauperano e inquinano il bene paesaggistico ecc.ecc.

Adesso davanti agli occhi c’è il 16 dicembre. Il Referendum, quale diritto, va esercitato. Dal suo risultato saremo tutti chiamati a fare un esame di coscienza e, qualunque sia l’esito, ci sarà da lavorare! L’Europa è maestra, e lo fu la famosa frase:” Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani!” E’ assurdo pensare che basti “unire” fisicamente un territorio e pretendere che chi lo rende vivo, vivente, si senta parte integrante a esso! Né la moneta unica, né un legiferare che non tiene conto delle diversità peculiari di una comunità possono accorpare, senza l’esercizio della libera volontà, il sentire umano! Questa è una delle sfide più grandi che dovrà affrontare il neonato presunto comune.

Oltre alle esigenze e le affinità che caratterizzano i grossi centri collinari, (Castanea, Salice, Gesso e le Masse) le rispettive località rivierasche, (Acqualadrone, San Saba, Rodia e Ortoliuzzo) con le frazioni di altopiano (Piano Rocca, Spartà, Piano Torre, Calamona e Policara) sussiste un legame ancestrale fra gli stessi. I presidi collinari e i borghi marinari erano accorpati, un unicum, delimitati dai torrenti, denominati appunto le Marine di Castanea, di Salice, Gesso etc. etc. e in questa opportunità che si presenta può essere d’aiuto la riscoperta culturale e cosi facilitare la fusione d’identità. Tutte questi luoghi hanno in comune un bene paesaggistico per eccellenza: il panorama; dall’Etna, a Capo Calavà, il promontorio del Tindari, Milazzo, le Isole Eolie e la costa Calabra fino a Capo Vaticano e Lui, sua maestà, il sole che puntualmente regala albe e tramonti mozzafiato! Non tutte le dinamiche fin qui apportate dal comitato promotore sono condivisibili ma, di certo, non si può negare la tenacia e la perseveranza che detti pionieri hanno avuto fino a oggi.(Il nome stesso: Montemare, che riporta quello “ideato” dalla vecchia amministrazione è frutto, a mio dire di una ristretta fantasia: il mare c’è, non si discute.

La montagna, se per tale si intende un territorio che si trova a 600 m. slm, possiamo, forse trovarne un fazzoletto al margine, molto al margine, nella località dopo Don Minico, ossia a Pizzo Chiarino. Non mancherà modo, cammin facendo, di apportare contributi alla causa. Una fra le tante idee poteva essere, senza nulla togliere alle altre località, a erigere a nome del comune l’antico toponimo,filogrèco, di Calamona, con l’invitante significato di “eccellente soggiorno”.

Una spinta autonomista che miri a raggiungere una vera identità di popolo è sempre sinonimo di crescita, sia come individui che come collettività, e la si può paragonare alla fase giovanile dell’esistere ed è appunto naturale che un giovane divenuto adulto deve, per necessità, esprimersi con tutte le sue forze, deve esprimere il nuovo che avanza! Già alcuni sentori, quando ancora esisteva il XII quartiere, erano stati manifestati nel proporre sia per il XII che per il XIII uno “statuto speciale” ma, le Circoscrizioni, (quasi tutti i consiglieri non sostennero la causa per obbedienza e riverenza ai soliti noti), oggi come allora, sono soltanto un bacino dove raccogliere consensi e la “politica buffa” questo lo sa! Da qui al prossimo mese abbiamo tutto il tempo di meditare cosa sia giusto fare.

Basta mettere una ics sul si o sul no consapevoli che qualunque scelta andiamo a fare ci appartiene e ci chiama a parteciparla in prima persona.