Home BABILONIA Festa dei Lavoratori: l’ennesima presa per i fondelli

Festa dei Lavoratori: l’ennesima presa per i fondelli

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Sul concetto di “lavoro” si possono svolgere considerazioni le più varie.

La “Costituzione più bella del mondo” lo pone addirittura a fondamento dell’attuale Repubblica (quasi un’eco della stima attribuita dal Fascismo al lavoro). Eppure il lavoro, sia a livello teorico che pratico, viene sempre più svilito e degradato, al punto che non si va lontano dal vero definendo la situazione vigente una specie di “mercato delle vacche”, dove tutto è praticamente permesso. Sono permessi contratti “atipici”; è permesso, anzi è sovente obbligatorio, lavorare nei giorni (ex) festivi; viene permessa una paga da fame, insultante, con mille scuse (sei giovane, non hai esperienza, là fuori c’è un sacco di gente che vorrebbe lavorare… Già, ecco perché l’immigrazione di massa fa tanto comodo ai “padroni”!). Si è abolito l’articolo 18, e da oltre vent’anni a questa parte è tutto un ripetere: “troppe regole”, “flessibilità”, “mobilità”.

Ma la malafede più smaccata e plateale di questi adepti della “libertà” (di sfruttare e di licenziare a piacimento) sta in questo: che la prima legge abolita dagli “antifascisti” su istigazione dei “liberatori” fu quella sulla socializzazione delle imprese. Uno ‘scandalo’ che andava senz’altro cancellato, anche se logica e coscienza imporrebbero che se una misura è buona la si può sempre mantenere, tutt’al più mettendoci “la firma” per prendersene il merito. Ma abrogarla ha significato una sola cosa: favorire il più forte e riportare la situazione a quella in cui il “padrone”, per l’appunto, spadroneggiava.

E non è tutto. Perché ostaggi di economisti molto cosiddetti, ci si è convinti che è il denaro a creare il lavoro, quando è vero l’esatto contrario… Sempre che lo Stato sia sovrano sotto l’aspetto monetario.

Insomma, un’altra affastellatura di fandonie e luoghi comuni che avvolge un tema che interessa direttamente la stragrande maggioranza delle persone, incapaci, perché disabituate, a pensare “altrimenti” al riguardo di un’attività che prende loro la maggior parte del tempo e delle energie.
In conclusione, si può affermare che, nel bene e nel male, del lavoro è stato fatto un “feticcio”, che come tutti gli idoli è ingannevole e serve sempre a mantenere qualcuno in posizione di rendita, permettendo lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.