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L’ombra della Spia: un libro da leggere

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PROLOGO
ANNI ’70

I lampi dei bengala sparati in sequenza illuminarono la scena a giorno.
Dall’alto della sua postazione Martin riuscì a distinguere l’esile figura di Sheila correre velocemente lungo il pendio descrivendo una traiettoria a zig-zag, districandosi abilmente dalle insidie naturali che lo scosceso terreno le preservava. Dietro di lei la piccola base militare ferveva di agitazione. Ordini urlati a squarciagola si sovrapponevano l’un l’altro ad aumentare il caos provocato dalle esplosioni delle cariche di tritolo da lei sapientemente posizionate nei punti ove avrebbero provocato più danno. Oramai non era più necessario il binocolo a raggi infrarossi per distinguerla, quindi, lo appoggiò sul parapetto dell’acquedotto romano da cui osservava la scena. Sorrise nell’immaginare la faccia stizzita che avrebbero avuto i loro inseguitori ritrovandolo… Voltò per un attimo lo sguardo verso la guardia che avevano lasciato legata ed imbavagliata proprio sotto il cartello contenente frettolose scritte col gesso. Ebbe la sensazione di essere perforato dallo sguardo ostile che “il malcapitato” gli riservava. Non poté permettersi di distrarsi oltre. Lei, ora, era diventata un facile bersaglio e non poteva commettere errori. Si apprestò quindi a calare il cavo d’acciaio.
Il sottobosco le correva incontro a grande velocità. Solo i suoi riflessi e l’allenamento a cui aveva sottoposto il suo fisico le permettevano di rimanere in piedi e soprattutto lucida, nonostante lo sforzo dovuto alla corsa. Una goccia di sudore le raggiunse le labbra e per un attimo assaporò l’acre gusto della sua fatica.
Oramai era quasi giunta alla base dell’acquedotto ad un passo dalla salvezza.
Si rese conto che i bengala lanciati avevano fatto il loro lavoro quanto sentì crepitare i Garant alle sue spalle. Una manciata di terra si alzò a qualche centimetro dalla sua sinistra accompagnata da un rumore sordo, il cuore accelerò ancora il suo ritmo, mentre l’adrenalina le fornì nuova carica. Con il petto in fiamme raggiunse il solido pilastro mentre una sventagliata di mitra ne infranse alcuni mattoni con il suo carico di odio. Mentre gli girava intorno vide stagliarsi in lontananza le piccole sagome degli inseguitori ancora troppo lontane per preoccuparla.
Cercò e trovò immediatamente il gancio terminale del cavo che le era stato calato, lo agganciò al moschettone che aveva alla cintura e diede un forte strattone. Guardò in alto ma non riuscì a scorgere la figura rassicurante di Martin . Ascoltò il proprio respiro, rapido, ansimante. Rimbombava così forte che riusciva a coprire le urla lontane dei suoi inseguitori. L’aria fredda le pungeva la pelle.
“Sbrigati… sbrigati… sbrigati.” pensò.
Finalmente il cavo si mosse e lei si sentì trainare verso l’alto. Puntò i piedi contro il pilastro e si spinse indietro, per ondeggiare, così da perdere peso ed offrire minor resistenza alla risalita.
Martin sentì il rumore provocato dalle suole di para delle scarpe da ginnastica di lei che sbattevano ritmicamente contro il muro sotto di lui. Non riusciva ancora a vederla. Era avvolta dal buio del cono d’ombra del pilastro ove il cavo teso andava a scomparire. Riusciva però a percepirne la fretta, l’ansia, l’agitazione.
Il rudimentale argano posto al suo fianco funzionava in perfetto silenzio, senza accusare alcuno sforzo, tarato com’era per sollevare una jeep. Intanto il convulso vociare degli inseguitori si faceva sempre più vicino.
Amsteel. si sollevò di scatto a sedere sul letto, madido di sudore, le vene del collo gonfie, gli occhi strabuzzati a vedere il niente.
Rimase immobile qualche secondo. Stava sognando, ed era un sogno strano, ricorrente. Sognava di essere sul letto, sdraiato, quando qualcosa di scuro e piccolo compariva improvvisamente dal buio. Strisciava sul pavimento a velocità impressionante. Ebbe il tempo di identificare, nel piccolo essere, uno scorpione che questi si infilava tra le lenzuola. Con un balzo. Costringendolo a sollevarsi in piedi, con la sensazione che lo scorpione gli si fosse infilato nelle vene, in bocca, nell’anima. Eccolo di colpo trasformarsi in bambino, in cerca dei suoi genitori per ottenere aiuto. Non c’è nessuno però e lui si ritrova solo davanti ad un corridoio percorso da una lunga stuoia rossa, a destra e a sinistra di questa, una fila di armature, bronzee, silenti, immobili si ergono minacciose.
Improvvisamente percepisce la presenza di qualcuno alle sue spalle; la morsa delle braccia sconosciute intorno al collo, forti, cattive, ad attanagliarlo. Un attimo, per vedere le luci accese della città dallo spiraglio di una porta aperta a metà, poi lo scintillio della lama di un grosso coltello che proviene minaccioso da sopra la testa. Dopo nient’altro, solo il risveglio, nel buio, con la gola arsa, la bocca impastata e nelle narici l’odore della notte.
La seconda esplosione lo riportò alla realtà.
Corse veloce ad alzare le veneziane alla finestra della sua baracca d’alluminio posta nella parte est del campo. Si rese immediatamente conto della situazione e maledì la cocciutaggine di Rufus. Se aveva lasciato Settembre Nero diversi anni prima era stato proprio per l’eccessiva approssimazione con cui venivano curate, da alcuni dei suoi membri, le missioni definite “di secondaria importanza”. Professionisti… voleva lavorare con dei professionisti, non con fanatici disposti ad immolarsi in nome di un ideale, piuttosto che preoccuparsi di riportare a casa la pelle. Ora, a miglia e miglia dalla sua patria, anche ammesso che da qualche parte esistesse un posto che potesse definire “patria”, si ritrovava nuovamente alle prese con il pressappochismo di improvvisati rivoluzionari.
Quando la missione gli fu prospettata da Rufus, era un mattino di ottobre.
I primi raggi di sole stavano fugando la sottile nebbia che generalmente avvolge Parigi in un fondersi monocromatico tanto caro ai pittori impressionisti della fine dell’ottocento, dandole un tocco retrò ed amalgamando tutto il paesaggio in una soffusa luce rosastra che faceva risaltare ancor più le lucenti acque della senna. Seduti al tavolino di un simpatico bistrò, Rufus ed Amsteel discutevano animatamente. Amsteel aveva immediatamente puntualizzato che per riuscire a mantenere nascosta una base para-militare in piena Francia avrebbe avuto bisogno di gente pratica del mestiere. Il primo sbaglio, il primo ragazzino inesperto che, sotto l’effetto di un boccale di birra avesse detto più del dovuto circa la sua presenza nella Loira, sarebbe stato fatale. La “Suretè” francese faceva un ottimo lavoro di controspionaggio e anche se qualcosa di anomalo sarebbe potuto sfuggire all’annoiato occhio degli agenti del Deuxieme Boureau, non sarebbe certo passato inosservato agli uomini della SDECE. Gli furono invece mandati relitti di mezzo mondo. Sbandati, iracondi, disposti a tutto per una manciata di soldi. Nonostante il suo aspetto, troneggiante dal suo metro e novanta d’altezza, aveva faticato non poco per trasformare quel branco di jene in qualcosa che assomigliasse ad un gruppo militare. Dove fosse stato commesso l’errore, quale di quegli idioti avesse aperto troppo il becco, ora non aveva più importanza. A pochi giorni dalla consegna delle armi, tutta la base stava saltando in aria a causa di chissà quale dannatissimo incursore. Non avrebbe mai visto arrivare il secondo assegno sul suo conto corrente alla Swiss Bank di Lugano. Raccolse la Walter PPK con la sinistra, si infilò la manica della camicia e rapidamente raggiunse l’esterno.
Martin afferrò Sheila dai fianchi per aiutarla a scavalcare il parapetto dell’acquedotto e, ancora una volta, rimase stupito dalla fragilità di quella vita sottile in contrapposizione alla natura tenace del suo carattere. Tenacia dimostrata in ogni occasione della sua vita. Abbandonata in un collegio in tenera età, da genitori troppo poveri per poterla mantenere, crebbe senza sapere cosa fosse l’amore di un genitore, imparando a nascondere nel più profondo del suo essere, ogni debolezza sentimentale, affinché ogni possibile dolore potesse scivolare via senza danno. Per non soffrire più di nessun abbandono. Raggiunta la maggiore età, lasciò il collegio ed abituata com’era a reprimere la sua esuberanza, trovò, nello sport, la valvola di sfogo per lasciar emergere, senza remore, il vulcano che aveva dentro.
Venne contattata dai reclutatori della CIA per caso… quando, senza saperlo, in piena Central Park, riuscì a battere, senza neanche troppo sforzo, i migliori atleti della central agency nella corsa ad ostacoli. Il preparatore atletico dell’agenzia, non poté non notare quella biondina dagli occhi di mare, ora splendenti di una luce interiore, ora cupi e ombreggiati da un velo di malinconia, asseconda dei suoi improvvisi sbalzi d’umore. Il modo di esultare per la sua vittoria, mostrava la determinazione tipica di chi è sempre in lotta con se stesso. Qualità indispensabile per chi volesse entrare a far parte dei “servizi”. Accettò di lavorare per loro con lo stesso entusiasmo con cui accoglieva ogni cosa che la vita le regalava. Martin si scosse dalle sue elucubrazioni quando Sheila fu definitivamente sul ponte e fu costretto a concentrarsi sul presente.
Appena giunta sul parapetto Sheila sganciò il moschettone.
“Tutto bene ? ”
“Credevo che per arrivare quassù ci avrei messo una vita intera.”
“Ho fatto più in fretta che ho potuto. ”
“Sbrighiamoci a raggiungere il deltaplano… dobbiamo saltare prima che loro si avvicinino abbastanza da poterci colpire. ”
“Non si aspettano uno scherzo del genere… ”
“Oggi non si aspettavano nessuno scherzo! ”
Lei sorrise e non ribatté. Raggiunsero il deltaplano e si posizionarono uno accanto all’altra. Braccia tese in avanti a stringere la piccola ma rassicurante asta metallica orizzontale. Si misero sul bordo dell’acquedotto, pronti a spiccare il balzo in avanti che li avrebbe fatti librare nell’aria.
“Pronta ? ”
“Non chiacchierare, salta ! “.
Un passo sincronizzato nel vuoto, mentre tutto ti viene incontro velocissimamente. Un istante che dura un’eternità… Poi, come se un’immensa mano ti venisse in soccorso, ti senti sollevato, senza peso. Sorretto da un soffio benevolo.
Poi mentre l’enorme aquilone conclude la sua parabola rovesciata, senti, fin dentro le ossa, che tutto è andato bene, mentre un leggero formicolio alla base del collo ti conferma che sei vivo. Volteggiando verso il pallido chiarore lunare, vieni inghiottito dal meraviglioso silenzio notturno infranto solo dalle lontane grida di qualcuno che da sotto ti ha individuato. Il rumore ovattato degli spari che giunge, però, alle orecchie, ti dà la rassicurante conferma di essere fuori tiro…

…per il resto continuate Voi

Disponibile su Amazon

Chi è Mauro D’amico …

Mauro D’Amico (Roma – 21/01/1961 – ) è un fumettista, disegnatore, grafico italiano. Creatore dei personaggi a fumetti ”Dareduck” “L’Angelo di Iperborea”e “Cherie Lupin” per le [Edizioni Play Press] del piccolo “Plutulè”. Lavora per diversi editori e collabora come free lance con diverse agenzie pubblicitarie e case editrici.(Official web site: www.maurodamico.eu)

Bibliografia

Nato a Roma da madre palermitana (Jole Raccuja) e padre tripolino (Ezio D’Amico), figlio di italiani trasferitisi in Libia durante la seconda guerra mondiale, inizia molto presto a lavorare nel mondo dei fumetti. Appena finiti gli studi presso IV liceo Artistico Statale “Caravillani”, incontra Alberto Giolitti con cui collabora come apprendista presso il suo studio all’epoca sito in Roma in zona Magliana, realizzando per lui alcune storie per il mercato tedesco. In particolare per la rivista Gespenstern.
Si iscrive alla facoltà di Architettura di Roma ma si rende presto conto che è una strada che non fa per lui. Svolge il servizio militare presso il 185° gruppo paracadutisti di Livorno e appena congedato conosce Adelchi Serafini, allievo di Guttuso. Presso il suo studio approccia al mondo della cartellonistica cinematografica e dell’illustrazione pubblicitaria realizzando con lui oltre che diverse locandine per film western, alcuni menù Buffetti, illustrazioni per scarpe Canguro e diverse copertine di dischi tra cui una di [Morricone] (colonna sonora del film “la Famiglia”). Messosi in proprio, realizza alcune storie a fumetti destinate ad un pubblico femminile per le riviste “segreti”, “fragole e panna” e “voglia di” per la [Play Press di Roma], nonché diversi giochi destinati ai bambini per le riviste “Animals” e “Un mondo di giochi” e la versione grafica di Victoria Plum celebre personaggio pittorico di Angela Rippon. Sempre per le Edizioni Play Press crea il personaggio del Plutulè edito nella collana Animals. Approda poi alla Roberto Napoleone Editore con cui realizza cover per libri, illustrazioni interne e grafiche per diverse linee editoriali, mentre per L’Editoriale Nuova Polizia esegue disegni satirici e vignette imperniate sul mondo delle forze dell’ordine. Dopo una breve esperienza con la Gibor pubblicità con cui lavora alla realizzazione del mensile Allò proposte è Art Director della AS promotional center prima e della Publinformer dopo, con cui progetta e realizza diverse campagne pubblicitarie che hanno lo scopo di informare la popolazione su problemi e necessità sociali tramite l’affissione pubblicitaria. Collabora con loro fino alla chiusura dell’agenzia. Nuovamente in proprio crea diverse Tombole per le Edizioni kermesse (tombola dei politici, tombola dei carabinieri, tombola Roma vs Lazio) e incrementa le collaborazioni con altre agenzie di pubblicità ed editori, spaziando dall’illustrazione alla pubblicità sempre mantenendo il ruolo di free lance. Agli inizi degli anni 2000 si affaccia al mondo dell’informatica e dell’immagine indirizzata al web. Collabora come web designer con Wesoft , DWnet ed il Gruppo Iminds per la realizzazione di siti web ed in particolare interfacce grafiche senza per questo rinunciare a realizzare lavori destinati alla grafica tradizionale collaborando con l’ Istituto Bibliografico Napoleone (IBN)) per la realizzazioni di libri sull’aeronautica civile e militare per il cui autore Emilio Brotzu realizza anche diverse illustrazioni.

Nel 2008 inventa il personaggio di Dareduck (disponibile per Kindle su Amazon) e scrive nel 2012 il romanzo di spionaggio L’Ombra della spia anch’esso edito su Amazon.

Oggi, grazie alla precedente esperienza con lo Studio Serad di Adelchi Serafini lavora con diverse case di produzione cinematografica ( Dania film, Surf Film, Immagina e Cinema, VIP international ) per cui realizza movie-poster per film e per il mercato del DVD. Tra questi: Willard il paranoico, Le verità negate, The Hush (Complici del silenzio), The African game (Il cacciatore di uomini), Ultimi della classe, Il bandito corso, Deadly Kitesurf, Freeze me, One point Zero, Lame scintillanti, Ticket to Jerusalem (quest’ultimo per l’istituto Luce).

Vive e lavora a Roma.

Work Credits

Fumetti ed Editoria L’agone (vignette satiriche) Snob (enigmistica) Editoriale nuova polizia (satira ed illustrazione) Corrado Tedeschi Editore (enigmistica) IBN editore (impaginazione, illustrazione e cover) Happy production (fumetti) Play Press (fumetti e giochi di società) Kermesse libri (tabelloni per tombole e giochi) Roberto Napoleone Editore (Cover ed illustrazioni interne)

Movie poster and flyer Istituto Luce, Dania film, Devon cinematografica, Surf film, VIP international, Blue Star film, Noshame film, PFA film,

Pubblicità Studio Serad di Adelchi Serafini, Gibor pubblicità, Publinformer, AS Promotional Center, Iminds Group.

www.maurodamico.eu/lakeapp.html