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PATTI STORY

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Patti, Cattedrale di San Bartolomeo, qui riposano le spoglie mortali di una donna molto amata, temuta e ammirata, la Contessa Adelasia del Vastola regina di alabastro, tanto delicata ed eterea appare la sua effigie sul sarcofago rinascimentale.

 

Adelasia del Vasto (o Adelaide del Vasto) era figlia dell’aleramico Manfredi (o Manfredo), fratello di Bonifacio del Vasto, marchese di Savonae della Liguria Occidentale.

Nel 1087 Adelasia sposò a Mileto, in Calabria, il gran conte normanno Ruggero I di Sicilia, suggellando così un’alleanza tra aleramici e normanni.

Adelasia giunse al porto di Messina in pompa magna su navi da cui sbarcarono dote, scorta e un nutrito seguito di suoi conterranei piemontesi che l’avevano seguita per insediarsi nella parte centro-orientale dell’isola. Fu una prima avanguardia di un flusso migratorio poi massicciamente favorito per decenni fino al XIII secolo, ancora oggi testimoniato dall’esistenza di alcune isole linguistiche alloglotte nel cuore della Sicilia, chiamate colonie lombarde, dove si parla un antico

Dopo la morte del marito nel 1101, Adelasia divenne reggente della Contea di Sicilia, prima in nome del figlio Simone di Sicilia (morto nel 1105) e poi, fino alla maggiore età del figlio, Ruggero II (sino al 1112). Nel periodo di reggenza si circondò di consiglieri conterranei, tra cui il fratello Enrico del Vasto (che aveva sposato Flandina, figlia del marito), e di altra origine, fra cui soprattutto Cristobulo.

Fu durante il periodo di reggenza che redasse ciò che oggi è conosciuto come il documento cartaceo più antico d’Europa. È il cosiddetto “Mandato di Adelasia“, scritto nel 1109. Si tratta di un documento bilingue, in greco nella sezione superiore e in arabo in quella inferiore, con cui si ordinava ai vicecomitali della terra di Castrogiovanni di proteggere il monastero di San Filippo di Demenna, sito nella valle di San Marco. Adelasia adottò la carta perché non si trattava di un diploma o di un privilegio ufficiale, per i quali veniva adoperata la più solenne pergamena, ma piuttosto di un atto di natura transitoria. L’uso della carta era già stato mediato dal mondo arabo. Il documento, prima conservato presso l’abbazia di San Filippo di Fragalà, venne poi acquistato dall’Archivio di Stato di Palermo, dove si trova tuttora.

Regina di Gerusalemme

Nel 1113 sposò in seconde nozze Baldovino I di Gerusalemme, divenendo Regina di Gerusalemme. Le speranze di Adelaide che suo figlio Ruggero II potesse ereditare il regno di Gerusalemme si rivelarono mal riposte, perché il nuovo matrimonio correva il grave rischio di essere annullato, visto che Baldovino risultava ancora marito della sua seconda moglie (un’armena che aveva ripudiato); inoltre il re aveva già speso tutta la dote di Adelaide per pagare il soldo arretrato delle sue truppe e non aveva quindi grandi speranze di incamerare granché d’altro. A tutto ciò si aggiunga la noia della vita di corte per Adelaide, abituata ai fasti della corte normanna siciliana, per cui, approfittando di una grave malattia di Baldovino, il Legato pontificio Arnolfo strappò al re il consenso per l’annullamento del matrimonio con Adelaide, malgrado Baldovino non fosse favorevole a rinunciare alla preziosa alleanza con i Normanni di Sicilia.

Nel 1117 Adelaide tornò in Sicilia portando con sé per la prima volta in suolo italiano i religiosi che seguivano la regola dell’Ordine della Beata Vergine del Monte Carmelo, i cosiddetti Carmelitani – ordine religioso sorto in Terra Santa – ai quali si era legata ancora di più in seguito alle sofferenze derivate dalla separazione matrimoniale. Subito dopo l’arrivo in Sicilia, i Carmelitani fondarono chiese e monasteri a Trapani, a Palermo e a Messina, e da lì in tutta Italia e poi in tutto il mondo. Questo atto religioso che diede risalto e universalità ai Carmelitani, non fu l’unico segno della sua spiritualità cristiana.

Finì la propria vita, non a caso, ritirandosi nella cittadina di Patti presso un convento religioso pur non prendendo mai i voti, dove morì il 16 aprile dell’anno seguente.

 

 

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N.d.A) Conoscendone la storia, avvolti dal silenzio, presso le sue spoglie quasi se ne percepisce la sua presenza. Sono molte le cose da vedere e ammirare su Patti, ricca di storia, cultura ed arte.

Questa Regina tra parentesi (mi ha sempre affascinata) al punto da elaborarne un progetto per dedicarle un parco in suo nome denominandolo “Adelasia Park”, parco circoscritto intorno all’ospedale Barone Romeo. Zona centrale, un grande polmone verde per l’intera cittadina. Sono molte le cose belle che potrebbero arricchire la storica cittadina. – “Servono circoli per anziani e luoghi adatti a loro in campagna ad esempio, ove muoversi in piena libertà e non stare tra le quattro mura aspettandone la fine dei propri giorni”. – Manca anche un porto turistico. Chissà che il futuro possa relegare positività e poter cosi ritornare  agli antichi lustri. Forse è giunto il tempo di valorizzare Patti, la cui storia senza tempo, potrebbe attirare migliaia di turisti che pullulerebbero da ogni luogo.