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MERIDIONE E RIVOLUZIONE CULTURALE

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La “questione meridionale” non è mai finita. REALTA’ MONOLITICA.

La questione meridionale è stata sempre l’altra faccia della storia unitaria e, negli ultimi decenni, della storia repubblicana. Ma da almeno un ventennio si assiste alla progressiva scomparsa della parola “sud” dalle agende dei governi che si sono succeduti alla guida del paese. Anche per il premier Matteo Renzi tale parola evoca un certo fastidio: Una sorta di cubo di Rubik irrisolvibile che è meglio riporre nel cassetto.

Tuttavia, se da una parte desertificazione industriale e desertificazione politica vanno di pari passo, dall’altra bisogna ormai riconoscere che da tempo si è esaurita la spinta del meridionalismo storico, quella specifica corrente di pensiero (italiana, non solo meridionale) che ha fatto dell’analisi critica e del racconto del Mezzogiorno lo specchio dell’analisi critica e del racconto dell’intero paese.

Ha saputo analizzare (sotto la lente di una sorta di illuminismo radicale) i ceti sociali e le ragioni profonde del cosiddetto ritardo. Ma, nel farlo, ha saputo anche individuare le responsabilità delle classi dirigenti locali, della “borghesia lazzarona”, dei tanti “luigini” (per usare un’espressione cara a Carlo Levi) annidati tra le pieghe dello status quo. Non perché le colpe siano solo “nel” sud, ma per il semplice fatto che ogni critica dell’esistente deve sempre partire da sé, dalla necessaria anticamera dell’autocritica.

  • Si assiste al ritorno del sudismo, del piagnisteo neoborbonico. Il meridionalismo migliore ha sempre pensato che non bisognasse chiedere “per” il sud, attivando la solita economia di scambio gestita dai sottopoteri, ma trasformare il sud, producendo una sorta di rivoluzione culturale. Si parlava un tempo di “riforme di struttura”, tese a cambiare il Mezzogiorno (e di conseguenza l’intera Italia) dalle sue fondamenta, attivando un processo di profonda trasformazione.

Cosa rimane oggi di questo meridionalismo? Molto poco. È come se tra i rapporti allarmati sfornati anno dopo anno da Censis, Istat e Svimez sulla “deriva” meridionale e i governi che dovrebbero rimuovere le sue cause non ci sia più quella terra di mezzo in cui era elaborata una critica culturale e politica. Non che non ci siano una nuova letteratura e nuova saggistica meridionale (l’elenco degli autori di questi anni potrebbe essere lunghissimo). Ciò che è venuto meno è uno spazio intermedio di confronto critico con la sfera politica.

Così, il vuoto che si è creato è stato riempito in altri modi. Da una parte si assiste al ritorno del sudismo, cioè del piagnisteo neoborbonico di chi vagheggia il ritorno a un buon tempo andato, e vede i mali solo e sempre altrove (nel nord, a Roma, a Bruxelles o a Francoforte), emendando di fatto le responsabilità delle élite meridionali. Dall’altra ci sono i nuovi “professionisti del Mezzogiorno”, i mediatori tra centro e periferie che provano a rinnovare – nel nuovo secolo – ciò che resta dello scambio novecentesco tra fondi pubblici e consenso.

Dopo l’unità il divario aumentò perché:
1 –    Le grandi opere pubbliche furono fatte soprattutto al Nord, dando al Nord maggiore occupazione e numerose strade e ferrovie. Tutto questo lo si faceva con i capitali provenienti dal Sud. Il Sud fu privato dei suoi capitali ad esclusivo vantaggio del Nord. Il Sud in rapporto alle sue capacità diede allo Stato un contributo di tasse ed imposte superiore a quelle del Nord. Francesco Saverio Nitti: “In 40 anni il Sud ha dato ciò che poteva e ciò che non poteva, e in cambio ha ricevuto assai poco, e soprattutto ha ricevuto assai male.”
2 – È più facile ingrandire un’industria che costruirne una ex novo. È più facile incentivare il processo di industrializzazione in una zona già industriale, che impiantarla ex novo.
3 – Le banche raccoglievano i risparmi del Sud e li convogliavano verso investimenti nel Nord.
4 – Il decreto legge di Rattizzi prevedeva la vendita all’asta dei beni ecclesiastici o demaniali, che vengono acquistati dai ricchi e da proprietari terrieri, e il latifondo invece di ridursi, aumenta, cresce.
5 – I capitali stranieri che affluiscono in Italia si fermano nel Nord, anche perché sono più vicini per poterli controllare.

1 COMMENT

  1. LA PENSEE INTELLECTUELLE a PLUSIEURS FACETTES
    1- La CULTURE POUR TOUTES ET TOUS quelque soit la latitude pour un enseignement SCOLAIRE , UNIVERSITAIRE UNITAIRE et non pas évincer , priver une partie de la population de ces découvertes et de faire reculer ILLETRISME qui subsiste encore dans les campagnes reculées montagneuse
    2- La CULTURE INTELLECTUELLE POLITIQUE .ne pas cacher la situation et se voiler la face pour ne pas reconaÎtre que LE SUD a été le centre et le début de toute la CIVILISATION ITALIENNE. par les différents peuples envahisseurs.
    3- En ce qui concerne La POLITIQUE INDUSTRIELLE .elle est simple tout le NORD est tourné vers l’EUROPE.On le voit rien qu’en FRANCE les produits ITALIENS viennent de grandes industries sans nommer LE GROUPE FERRERO stué à ALBA dans le PIEMONT , tout comme le vignes et les VINS .les Champignons la fameuse TRUFFE BLANCHE l’Automobile .,les Pâtes .
    LE SUD depuis GARIBALDI a été laissé pour contre au détriment du Nord et du Centre

    Pour moi en tant que Française ,pour avoir étudier l’Histoire de l’Italie depuis sa construction .je comprends très bien et sans se voiler la face pourquoi le grand Banditisme a évolué si vite Pourquoi .un Peuple qui se trouve si opprimé , si malheureux dans un dénuement total de pauvreté avec des grandes familles se trouve isolé et renié par une certaine classe soit disant élite

    .Je ne fais .pas ici l’Apologie du banditisme non mais en tant que Française je dis que ” l’Union fait la Force ‘ et en ses personnes ,le Peuple a trouve une Protection qui leur manqué faute d’illétrisme par le passé et encore de nos jours

    Que cela soit la Royauté , les républicains tous sont restés dans leurs Bulles en ignorant LE SUD .
    Réfléchissons toutes et tous .

    Quand vous voyez qu’un 1 er ministre vient plusieurs jours après visiter les sinistrés des tremblements de terre .Est ce normal NON .

    quand vous voyez tous ces beaux et petits villages qui se trouvent désertés par leur population .est ce normal NON

    Hors que l’on pourrait mettre et exploiter tout la Sud et surtout LA SICILE .

    LE TOURISME une énorme richesse .par la création d’entreprises diverses en favorisant l’Embauche et la collaboration avec le peuple SICILIEN , cela réduirait la misère qui perdure toujours et dont les Candidats aux Elections se voilent les yeux et racontent des boniments non réalisables faute de FINANCES PUISQUE CELLES -CI sont Détournées habillement vers le Nord et le Centre sous la coupe de personnages mensongés peu Crédibles .

    JE SUIS DE TOUT COEUR AVEC LE PEUPLE SICILIEN

    SICILIA PATRIA MIA