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Il formato Normandia a Berlino: Nessun miracolo

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Mercoledì, il cancelliere tedesco Angela Merkel ha ospitato i leader del formato Normandia – Hollande, Putin e Poroshenko – per vedere se riusciva a convincere il presidente russo ad accettare un accordo per porre fine ai conflitti in Ucraina, l’unico luogo europeo dove c’è una guerra attiva con soldati e civili che muoiono ogni giorno, e in Siria, dove ogni giorno oltre ai morti si contano azioni contro tutti i diritti umani.

Il vertice, come segno di una grande urgenza, è stato confermato frettolosamente solo due giorni prima, mentre i leader dei quattro paesi continuano a sostenere che l’accordo di Minsk, firmato 20 mesi fa, sia rimasto l’unico modo per raggiungere un cessate il fuoco e una soluzione politica, la Russia e le forze ibride russe in Ucraina orientale si sono finora rifiutate d’attuarlo.
“Anche oggi, non sono successe meraviglie – ha chiarito il cancelliere tedesco Angela Merkel. Ma ha aggiunto che, per porre fine alle “violazioni quotidiane del cessate il fuoco” fosse necessario “ogni sforzo”.

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Dopo cinque ore di colloqui che hanno coinvolto il suo paese, il presidente ucraino Petro Poroshenko ha lasciato l’incontro, mentre la signora Merkel e il presidente francese François Hollande hanno affrontato il russo Vladimir Putin sul fronte Siria. I due leader europei hanno sottolineato al presidente russo la sua responsabilità per il bombardamento di Aleppo, che il signor Hollande ha condannato come un “crimine di guerra” e la signora Merkel lo ha definito “disumano”.

Dai commenti della Merkel, rilasciati dopo gli incontri, e da quelli di Hollande e Poroshenko, sembra che sia stato raggiunto un accordo per una nuova road map, pari ad un nuovo calendario per mettere in atto l’accordo mai raggiunto a Minsk, in Bielorussia, nel 2015.
La questione più spinosa dei colloqui, cioè la grande presenza militare russa in Ucraina orientale, ma quasi mai del tutto riconosciuta da Mosca, è stata affrontata più volte durante le trattative, ha suggerito un diplomatico anziano che non è autorizzato a rilasciare pubbliche dichiarazioni, ma Putin ogni volta ha risposto in modo coerente con una sola frase: “Queste sono armi di fabbricazione russa, ma noi non le usiamo”. Anche se un anno fa, durante una conferenza in diretta televisiva con la popolazione, Putin aveva fatto una mezza ammissione: “Non abbiamo mai detto che non ci sono persone russe che eseguono alcuni compiti, anche nel campo militare”.

Nel 2014, Aleksandr Zakharchenko, il leader del gruppo della “Repubblica Popolare di Donetsk”, ha sostenuto che ci fossero dei soldati russi che stavano passando un periodo di vacanza in Ucraina, in quanto “preferivano trascorrere le proprie vacanze, non sulla spiaggia, ma con noi, tra i loro fratelli”.
Qualsiasi compromesso comunque, ruoterà sempre intorno ad un ammorbidimento della questione della presenza russa. Nel linguaggio diplomatico, questo viene discusso come la sequenza per attuare i 14 punti dell’accordo di cessate il fuoco di Minsk II.

L’accordo segue mesi di discussione tra Kiev e Mosca sui tempi e le misure chiave, con il signor Poroshenko che sostiene che prima che l’Ucraina possa attuare le riforme politiche deve esserci un cessate il fuoco completo, mentre Putin accusa Kiev di ritardare le riforme costituzionali. Le parti hanno inoltre convenuto che potrebbero essere utilizzati gli osservatori armati dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, anche se i tempi di una tale mossa è poco chiara. Putin ha solo affermato che l’OSCE potrebbe “ampliare la sua missione”.
Poroshenko ha sostenuto che “Non c’è alternativa al formato Normandia. Questa tabella di marcia dovrebbe esser la sequenza per l’attuazione degli accordi di Minsk e per garantirne l’esecuzione”.

Parlando ai giornalisti della Siria, il signor Hollande e Merkel hanno sottolineato d’aver chiarito a Putin la loro condanna del bombardamento di Aleppo e che lo avevano premuto per estendere il cessate il fuoco temporaneo.
Nel corso di una conferenza stampa separata, Putin è apparso conciliante, ma non ha confermato, oltre la pausa di otto ore prevista per giovedì, la possibilità di una duratura battuta d’arresto negli attacchi aerei su Aleppo.
“Li [signor Hollande e Merkel] ho informati della nostra intenzione di continuare, per quanto possibile, … la pausa negli attacchi aerei. Siamo pronti a fare questo fino a quando non ci saranno scontri con le formazioni ribelli trincerate in Aleppo”.

Tuttavia, l’impegno di Putin arriva in un momento in cui Mosca ha inviato la maggior parte della sua flotta del Baltico, compresa la sua unica portaerei, nel Mediterraneo orientale. L’agenzia di stampa Reuters ha citato un diplomatico Nato che ha affermato che le navi stessero trasportando molti cacciabombardieri che sarebbero serviti per i bombardamenti di Aleppo.
Una domanda che rimane senza risposta è il perché, se non c’era stata un’importante escalation nella situazione di stallo prolungato tra le forze ibride russe e il governo di Kiev, se fosse stato appena concordato un cessate il fuoco, seppur piccolo, in Siria e gli stessi partecipanti, prima dell’incontro e subito dopo, hanno smorzato le speranze di successo per un qualcosa, ci fosse stata una così tale urgenza ad incontrarsi?
L’incapacità di raggiungere la pace sia in un luogo, come nell’altro, è il risultato dei difetti degli accordi e della costellazione politica che li ha prodotti.

In primo luogo, in Ucraina, le parti in conflitto restano profondamente divise sulla priorità militare o sulle disposizioni politiche del contratto: l’Ucraina insiste sul fatto che per la sicurezza di base deve essere prima restituito il Donbas. Ciò significa un cessate il fuoco completo, la rimozione delle armi pesanti e dei combattenti e la verifica che tali misure siano in corso da parte dell’OSCE.
La Russia e i suoi fantocci locali, a loro volta, mettono misure politiche come primarie e richiedono che le entità russe a Donetsk e Lugansk vengano riconosciute e legittimate attraverso uno status speciale e le elezioni.
In secondo luogo, l’impostazione di Minsk offusca il ruolo che la Russia sta giocando in questo conflitto. È fuor di dubbio, con prove quotidiane, che Mosca ha avviato la guerra in Ucraina orientale, ha attrezzato e portato le formazioni armate che combattono nel Donbass e sta organizzando e finanziando i due staterelli illegittimi.

Eppure, sotto gli accordi di Minsk, la Russia non figura come un aggressore straniero, ma come un mediatore di pace, uno che insiste per far apparire il tutto come una guerra civile ucraina e che i negoziati debbano avvenire direttamente tra Kiev e le due “Repubbliche di Donetsk-Lugansk”. In terzo luogo, i due mediatori attuali – Francia e Germania (e con loro l’intera UE) – si confrontano con una influenza drammaticamente asimmetrica sulle due parti in conflitto.
Le potenze occidentali hanno una grande influenza politica e finanziaria sull’Ucraina, che va dall’associazione all’EU, gli accordi commerciali, i prestiti e la liberalizzazione dei visti. Fin da quando è stato firmato Minsk, Berlino e Parigi, nella speranza di ottenere le concessioni necessarie per far funzionare l’affare della pace, hanno rovesciato tutto questo peso su Kiev. Al contrario, la leva politica ed economica su Mosca è minima, tanto più che l’Unione europea resta divisa sulla Russia e non sembra più disposta a impiegare il suo completo e consistente arsenale di sanzioni politiche, economiche e giuridiche. Questo lascia efficacemente la Russia al di là di ogni pressione ed non può essere compromessa.
Questi difetti fondamentali dei formati Minsk e Normandia non sono ancora stati rettificati e ci sono poche possibilità che possa succedere. Di conseguenza, la pace in Ucraina orientale rimane sfuggente.

Ma perché incontrarsi? Perché così avventatamente?
Probabilmente, ogni lato ha avuto buoni motivi per partecipare, i quali si estendono ben oltre il conflitto in Ucraina orientale.
Per il governo ucraino, considerato che il suo paese è stato oscurato per diversi mesi dalla tragedia in Siria, è importante riportare il dramma del Donbas all’ordine del giorno internazionale. Kiev, da quando ha certamente notato che la serie di omicidi di Mosca ad Aleppo hanno alimentato la disillusione occidentale e la critica, ha cercato di tracciare una linea retta tra le due guerre e sta sperando di riuscire a trasformare l’indignazione occidentale in una maggiore pressione politica e ulteriori sanzioni contro la Russia. Allo stesso tempo, Kiev potrebbe anche pensare che l’attuale preoccupazione dei governi occidentali con le guerre di Mosca, possano distogliere l’attenzione dal processo delle riforme in Ucraina che, dal momento del cambio di governo all’inizio di quest’anno, è un poco rallentato.

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Per i leader di Francia e Germania, l’incontro Normandia ovviamente, è la preparazione per il vertice dell’UE di oggi, mentre scrivo. In tale riunione, la politica europea verso la Russia sarà un punto centrale all’ordine del giorno. Nel corso degli ultimi mesi, l’unità dell’UE sulla Russia si è corrosa, minacciando sia il pacchetto dei principi di condanna che le sanzioni che l’Europa ha imposto alla Russia in risposta alla sua aggressione in Ucraina. Nel loro sforzo di far rivivere questo consenso, se non addirittura estendere le sanzioni, Parigi e Berlino, dopo aver avuto un altro round di colloqui nel formato Normandia, potrebbero essere più credibili. Un punto altrettanto importante per forgiare una forte presa di posizione dell’Unione europea, è stato quello di discutere con Putin di Siria – un altro argomento importante per il vertice UE.
Da parte sua, la presenza russa al vertice Normandia è stata solo un’altra manovra che cerca di minare l’unità europea. La posizione sempre più critica e unitaria dell’UE, per quanto riguarda le azioni russe in Siria, non è certamente passata inosservata al Cremlino.

Di conseguenza, Putin ha temporaneamente interrotto la sua campagna di bombardamenti ad Aleppo e ha accettato un’altra discussione sul Donbas.
Lo scopo di queste “concessioni” è chiaro: rafforzare la posizione di coloro che sono contro le sanzioni alla Russia all’interno dell’UE, e indebolire gli avvocati che spingono per un’azione più robusta per fermare il comportamento aggressivo del Cremlino.
Non appena le luci sul vertice si saranno spente, tuttavia, il Cremlino riprenderà le sue guerre palesi e segrete.

Il vertice Normandia non ha risolto il conflitto in Ucraina orientale. Tuttavia potrebbe creare una tanto attesa risposta dell’UE alla sfida della Russia.

di Gabrielis Bedris