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Sulla fatturazione a 28 giorni si avvicina lo scontro tra operatori e Agcom. Rischio maxi-rimborsi per i gestori telefonici.

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Per le compagnie telefoniche la questione della fatturazione a 28 giorni anziché a un mese rischia di trasformarsi in un salasso non da poco, ben superiore alla sanzione da 1,160 milioni che Agcom ha comminato, singolarmente, a Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb. L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni è andata giù pesante nelle delibere con cui ha multato i quattro operatori per la loro decisione di non adeguarsi – avrebbero dovuto farlo dalla fine di giugno – alla fatturazione mensile per i propri servizi nel fisso o ibridi (fisso-mobile). Sul sito dell’Agcom le delibere le delibere pubblicate. Adesso la preoccupazione, manifestata dalla stessa Autorità, è che le compagnie aumentino le tariffe. L’associazione che rappresenta le compagnie telefoniche Asstel era già intervenuta contestando la delibera perché AGCOM, a loro dire, non avrebbe il potere di disciplinare il contenuto dei rapporti contrattuali fra operatori e clienti (quale ad esempio la durata di rinnovo e dei cicli di fatturazione) ma potendo solo intervenire in materia di trasparenza informativa. Una tesi discutibile, considerato che l’intervento di AGCOM ha come finalità proprio una maggiore trasparenza informativa. Comunque, le compagnie telefoniche non possono formare un vero cartello e formulare contratti a proprio piacimento, senza alcuna regola certa, con evidenti disparità tra utente e fornitore dove il consumatore è l’anello più debole.

Santino Camonita