Un talento Messinese: Eliana Camaioni

La scrittrice messinese Eliana Camaioni è laureata in Lettere e dottore di ricerca in Filologia di testi scientifici, tecnici e documentari. L’ autrice dei romanzi Di verità non dette (2007) e Il legame dell’acqua (2009) risponde alle nostre domande circa l’importanza della scrittura e i suoi progetti futuri.
1.    Cosa rappresenta per lei la scrittura?
Scrivere è dar vita al nostro essere uno, nessuno e centomila: per quanto ci si possa sforzare di non essere autobiografici, inevitabilmente ogni personaggio di ciascun romanzo rappresenta una parte dello scrittore, e in lui prendono vita i tanti alter ego che ci abitano. E poi scrivere è creare la realtà: è un luogo dove tutto può accadere, dove le cose hanno il senso  che decidi di dar loro. E’ un processo maieutico senza fine.
2.    A che età ha cominciato a maturare questa passione?  
Le mie prime storie sono arrivate prestissimo, avevo nove anni al massimo e scrivevo pagine e pagine di temi che mi assegnavo da sola, non sapendo che erano i miei primi racconti brevi. All’età di sedici anni  ho scritto il mio primo romanzo: il titolo era Amerigo Vespucci Live, una storia a bordo dell’omonima nave scuola, la cui bellezza mi aveva lasciato senza fiato quando per la prima volta la vidi attraccata al porto di Messina. Cento cartelle dattiloscritte, su fogli di carta di riso, battuti a mano con la vecchia macchina da scrivere che mio nonno paterno usava per dar vita alle sue poesie. L’anno seguente, dai tasti della stessa macchina da scrivere, ha visto la luce “Il giorno dell’addio”: in esso ho fantasticato il mio primo anno da universitaria fuorisede, proprio perché avevo già deciso che fuorisede non sarei stata mai. Di questi scritti giovanili, che ancora gelosamente conservo, non sa nulla nemmeno il mio editore!
3.    Vede tra i giovani un rinnovato interesse per la parola scritta, grazie anche ai sempre più numerosi corsi di scrittura creativa, oppure l’Editoria è un settore destinato a perdere appeal per le nuove generazioni?
Da membro della giuria di premi letterari, ho avuto modo di valutare da vicino quanto grande sia il bisogno di tanti di dedicarsi alla scrittura, ma al contempo di quanto superficialmente ci si approcci a questo difficile mestiere: non basta buttar giù quella che definisco “prosa in verticale” per essere poeti, e non basta estrinsecare i propri vissuti per diventare scrittori. C’è bisogno di imparare, e tanto:  bisognerebbe rendere obbligatori  a scuola i corsi di scrittura creativa! Sono stata docente ad uno di essi, organizzato a Messina dall’associazione “Terremoti di Carta”, destinato a formare i colleghi docenti di scuola, e non immagina quanto grande sia stato l’entusiasmo dei partecipanti all’idea di riproporre ai propri alunni gli spunti da noi forniti! Credo che ci sia ancora tanto da fare: educare alla lettura consapevole, educare al mestiere di scrivere.
4.    Qual è il suo libro preferito? E in che modo ha influenzato la sua carriera?
Considero Andrea de Carlo il mio maestro letterario: a lui ho dedicato il mio primo romanzo, “Di verità non dette”, ed è stato lui stesso (l’ho incontrato spesso, durante i suoi reading in giro per l’Italia) a darmi le coordinate fondamentali per uno scrittore. “Essere dentro l’opera, ma al contempo esserne fuori”: non finirò mai di essergli grata per queste  sue parole.
5.    Nei suoi romanzi si respira forte il legame con Messina, la sua città; questo rapporto quanto ha ispirato la stesura delle sue opere?
 Con la mia città ho un rapporto controverso: la amo e la detesto al contempo, come una donna bella e sciatta, che ti fa arrabbiare tanto ma ti affascina. Mi è sempre piaciuto ambientare qui i miei romanzi, proprio per dare un sapore veritiero alle cose che scrivo: odori, colori, scorci… Perché celebrare città ormai abusate, grandi capitali, quando abbiamo tante risorse sconosciute ai più? In quanti sanno quali tesori nasconde, ad esempio, il nostro bistrattato Museo Regioinale, o un paesino nebroideo come Mistretta?
6.    Stilisticamente ama alternare generi diversi, qual è la motivazione della sua scelta?
Amo rappresentare la realtà in modo quanto più fedele possibile: credo che la forza espressiva di una mail, di uno scambio di sms, dell’uso della scena, alternati a narrazioni i prima e in terza persona, conferiscano tridimensionalità alle vicende. Il mio narrare è complesso e a volte caotico, esattamente come la vita vera.
7.    In questo momento sta lavorando a un nuovo romanzo?
Ho di fronte un autunno molto intenso. Sto correggendo le ultime bozze del mio terzo romanzo, “L’amoretiepido”, che vedrà la luce  prima di Natale con l’editore Pungitopo: un resoconto generazionale per tutti coloro che, quarantenni, tirano un primo bilancio della propria vita. Ma in cantiere ho già un primo nucleo narrativo del mio quarto romanzo, un archeothriller, volutamente diversissimo dai tre che lo hanno preceduto. Ho voglia di sperimentarmi io stessa su strade nuove, stili nuovi: ho sentito il bisogno, improvvisamente, di girare pagina.
8.    Cosa consiglierebbe a un giovane scrittore emergente siciliano?
Di leggere, innanzitutto: tanto, e di tutto. Ma soprattutto di non smettere mai di sperimentare e sperimentarsi: quello dello scrittore è un mestiere, è qualcosa di artigianale, mi viene da dire. Che necessita di passione, sì, ma anche di tanto tanto studio. E di buoni editori, oltre che di buoni maestri: perché pubblicare roba mediocre solo per rispondere a leggi di mercato danneggia irrimediabilmente i lettori, gli scrittori e la letteratura tutta.

 

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13/06/2017 22:40:00 - Pubblicato da Redazione
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