La guerra della verità di Putin

Le parole diplomatiche in buona fede sono la forma più pericolosa di propaganda.
E’ stato un anno deludente per chi sperava che Vladimir Putin avrebbe perso il suo appetito di terre ucraine dopo essersi preso la Crimea. Putin ha continuato a spingere in avanti ad ovest, tanto che se fosse alla ricerca di un accattivante slogan di marketing per promuovere nel suo paese la Coppa del Mondo 2018, potrebbe essere: “Meglio visitare la Russia prima che la Russia vi visiti”; o come esprime un recente bel cartone animato: “Allora, dove prevede che si tenga la partita finale della Coppa del Mondo 2018 in Russia - chiede Angela Merkel a Putin, il quale risponde: “Non lo so ancora, forse a Lipsia”.
La Russia è una superpotenza nucleare che ha lasciato il consenso di prospera nazione amante della pace e si è trasformata nel più pericoloso aggressore del mondo. Il risultato è che i paesi europei ora hanno nella testa una nuova empirica regola geografica: “Non si può essere troppo lontani dalla Russia, si può solo essere troppo vicini”, un qualcosa che la Polonia e gli Stati baltici possono testimoniare facilmente.
I media sono diventati un obiettivo non dichiarato della guerra ibrida di Putin. I suoi professionisti (RT Russia) e i suoi troll Twitter, cercano d’inculcare la linea del Cremlino in Europa, un’interpretazione aggressiva di “cuori e menti assieme per la vittoria”, con la quale hanno molto successo.
M’impegno ogni giorno per cercare di capire gli sviluppi politici del teatro ucraino; ma le notizie di guerra sono faticose. Sono nuove di guerra di città lontane e di villaggi che non ho mai sentito parlare prima, gli stessi incidenti più e più volte, soldati e civili uccisi dai bombardamenti; sono deprimenti perché sembrano non smettere mai, mentre allo stesso tempo sembra o si spera che cambi qualcosa, tuttavia, le notizie della guerra devono essere riportate inesorabilmente.
Noi abbiamo un’umile arma; ma potente, è la parola. Noi non la dovremmo mai usare con leggerezza, soprattutto quando si tratta di coprire una situazione che minaccia i nostri valori, come da quando è finita la Guerra Fredda. Alcune persone sostengono che non è mai veramente finita, che è stata solo congelata per un po’ e ora si stia scaldando di nuovo al punto in cui non può più essere legittimamente definita “fredda”.
Come giornalisti, è nostro dovere non cadere nel linguaggio ingannevole della politica. Il cancelliere tedesco, i primi ministri, i ministri degli esteri e la maggior parte dei leader politici occidentali hanno incorniciato i loro sforzi diplomatici per l’Ucraina come parte di uno sforzo “per impedire una guerra in Ucraina”. Perché impedire una guerra è una bella idea, spesso ci mettiamo carponi in fila dietro a quelle parole, rendendoci complici di mascherare ciò che sta realmente accadendo in Ucraina, dove la guerra è già in pieno svolgimento. Le città vengono bombardate, migliaia di civili sono uccisi o sfollati, donne violentate, parchi giochi distrutti, terreni annessi e, per aggiungere un crimine di guerra, aerei civili fucilati dal cielo con attrezzature fornite e gestite dai russi.
Cosa che è ancora più pericoloso è il linguaggio subdolo della diplomazia, che gli esperti del mestiere definiscono “la parola come un sistema di armi” o “guerra dell'informazione”, precedentemente conosciuta come propaganda; come giornalisti, tutti disprezzano e reagiscono con indignazione alle rivendicazioni che possiamo esserne parte, ma in troppi casi ne siamo vittime involontarie. Chiamare il conflitto in Ucraina una guerra civile è un buon esempio, lo fanno la maggior parte delle agenzie di stampa occidentali. Ma non c'è una guerra civile in Ucraina. La parola stessa deriva direttamente dalla macchina della propaganda di Putin, che incornicia la guerra come una questione nazionale, piuttosto che un atto d’aggressione. Chiamarlo una guerra civile è un insulto alle persone che vengono attaccate, ai nostri lettori e alla professione. Non c'è posto per il linguaggio della propaganda nelle nostre pubblicazioni. La propaganda continua le guerre in corso. La propaganda prevede la copertura degli omicidi. La propaganda erode la stampa libera.
Le parole diplomatiche in buona fede sono la strada peggiore e più pericolosa della propaganda, eppure sono riportate sui giornali, vengono messe nei commenti e nelle opinioni. Il mio esempio preferito delle parole in buona fede? E’ quello che viene trasmesso dai volti affidabili e dalle strette di mano di persone come Kofi Annan, Barack Obama o, come a Minsk, dalle somiglianze della roccia solida di Angela Merkel e Frank-Walter Steinmeier e Hollande. C’è una tregua, un cessate il fuoco, un armistizio. Quando sentiamo che finalmente è stato raggiunto un cessate il fuoco, ancora una volta, come a Minsk, c’è spiaccicata la parola sulle prime pagine, urliamo con sollievo e celebriamo i nostri coraggiosi politici che hanno negoziato tutta la notte.
Ecco la cattiva notizia: niente uccide le persone come un cessate il fuoco, non durano mai. Mai. Per esperienza, che copre le guerre in Iraq, Bosnia, Afghanistan, Siria, Georgia, Libia e ora Ucraina, posso tranquillamente testimoniare che i cessate il fuoco cadono sempre, le loro dinamiche sono sempre le stesse: trattativa, celebrazione, collasso. I cessate il fuoco permettono alle vittime della guerra di pensare di poter abbassare la guardia, riapparire dai loro rifugi, provare a riprendere la vita, mentre gli aggressori si preparano per il prossimo round di combattimento. Per persone come Milosevic, Assad e Putin, il “cessate il fuoco” significa: riarmo, benzina, rifornire i gruppi. Questo è ciò che sta accadendo ora in giro nella parte orientale dell’Ucraina.
Non è un lavoro da giornalisti vendere il miraggio della diplomazia ai lettori, né è il nostro lavoro rendere buoni i nostri politici raccontando lugubri storie di lunghe notti di negoziati e di borsch. Il nostro compito è di sfidare quello che ci dicono, controllare se stanno facendo avanzare la pace o la loro immagine. Quando si tratta di cinici business politici in tempo di guerra, le belle parole come armistizio, raramente producono bei risultati.

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02/05/2015 08:00:00 - 
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