I volontari ribelli ucraini

Quando Vladimir Berokonvsh, uomo d’affari russo, entrò a far parte dei volontari separatisti in Ucraina orientale, pensò che fosse un’opera umanitaria: si sarebbe offerto per combattere contro le orde fasciste intenzionate a vittimizzare la popolazione locale; ma la realtà sul campo si è rivelata molto diversa.
Invece di difendere gli abitanti e i civili dell’Ucraina orientale, racconta Berokonvsh, si trovò bloccato nella città di Alchevsk, dove i ribelli filo-russi, che controllano la zona, trascorrevano i loro giorni saccheggiando e bevendo.
- Al mattino il comandante ci faceva alzare e allineare per l'appello, la sera c’era un altro appello - spiega l’uomo d’affari ad un giornalista occidentale inglese - il resto del tempo i militanti s’aggiravano per la città di Alchevsk, saccheggiando, rubando rottami metallici, eliminando le porte di metallo che poi vendevano per comprarsi alcol e sigarette. Alcuni di loro si ubriacavano e si sparavano a vicenda.
Berokonvsh è recentemente tornato a casa dai suoi sei mesi di lavoro con gli insorti, ma si sente arrabbiato, truffato, preso in giro e umiliato.
Come molti altri volontari, aveva deciso di prendere le armi dopo aver visto i servizi televisivi russi che ritraevano le forze ucraine, ad oriente del loro paese, come teppisti neonazisti e persecutori degli abitanti di lingua russa.
- I rapporti del canale russo, Rossia 24, durante le ultime notizie ucraine erano costantemente nella mia mente - non potevo accettare e vedere quello che mi mostravano, non potevo accettare che delle persone umane potessero uccidere e derubare dei loro simili solo perché usano una lingua diversa. I media mi hanno influenzato.'
Berokonvsh aveva contattato l’ufficio reclutamento per l'insurrezione a Mosca, dove gli venne dato un numero di telefono cellulare da usare quando fosse già arrivato nella città meridionale di Rostov, vicino al confine con l'Ucraina.
Fermò il suo lavoro, si acquistò un coltello, un giubbotto antiproiettile e un biglietto di sola andata per Rostov, come gli aveva suggerito l’ufficio di Mosca. Arrivato a Rostov, chiamò il numero e seguì le istruzioni per raggiungere il gruppo che lo avrebbe portato in Ucraina. Rimase un poco stordito nel vedere che i reclutatori a Rostov non si preoccuparono di chiedere né l’identità né se avesse avuto esperienza militare - C'erano persone che non avevano alcun documento - afferma Berokonvsh.
- La prima cosa che vidi mentre stavamo attraversando il confine su un camion, fu una rissa tra due ribelli - continua Berokonvsh - subito capii dove ero atterrato: nulla aveva a che fare con un esercito. Ero già deluso dall'inizio.
Berokonvsh venne assegnato al battaglione “Fantasma” e inviato ad una unità in Alchevsk, dove gli venne consegnato subito un mitragliatore. L'unità alla quale fu assegnato era composta da militanti locali, russi volontari, alcuni ufficiali dell'esercito russo e una trentina di reclute straniere provenienti da Spagna, Italia e Francia. Ma Berokonvsh non assistette mai a nessun combattimento, né ricevette nessuna istruzione sul come usare l’arma che gli avevano messo in mano, o formazione militare.
Secondo lui, la stragrande maggioranza dei ribelli non hanno alcun interesse per la politica, la popolazione, gli ideali, ma solo aderiscono al “separatismo” per godere dei salari e dei materiali vantaggi concessi ai suoi membri.
Il militante descrive i suoi “colleghi” come “banditi”, spiegando che alcuni dei ribelli locali della sua unità fossero stati dei detenuti che cercavano tra la popolazione gli ex agenti di polizia per vendicarsi; spesso, c’erano zuffe, con omicidi.  
Berokonvsh racconta che i militanti fossero molto ben attrezzati: “Avevamo tutto, eravamo  completamente attrezzati. Avevamo granate, mitragliatrici, lanciagranate e munizioni, assolutamente tutto. Avevamo anche delle vetture a disposizione”.
Egli conferma inoltre che i carri armati avvistati in Ucraina orientale sono russi e che provenivano dalla regione di Rostov.
- Si, i ribelli sono i volontari che avevano servito nelle divisioni corazzate dell'esercito - sostiene - Sono stati addestrati in una base vicino a Rostov, dove hanno formato le unità. Questi carri armati sono stati trasportati al confine, poi hanno attraversato lo stesso in proprio. Dopo diverse settimane d’inattività a Alchevsk, Berokonvsh lasciò la sua unità e venne assegnato all’unità “ Volpe” nella cittadina di Nikishino, in prima linea.
Qui spiega, i combattenti non avevano chiare istruzioni, ognuno faceva ciò che voleva, l’unico imperativo era quello di sparare agli ucraini.
- Io non sono una eccezione - sostiene - i volontari russi sono stati disincantati, e io sono così sconvolto che sto pensando d’iscrivermi alla Guardia Nazionale ucraina per sradicare i separatisti. Ma per ora, ha un messaggio per tutti coloro che sono ancora tentati d’unirsi alla rivolta. “Non andate - esorta - ci è stato detto in televisione che fosse come la seconda guerra mondiale, ma in realtà si tratta di un puro atto d’aggressione. Questa non è una guerra per la quale vale la pena rischiare la cosa più preziosa che possiedi”.

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27/04/2015 09:00:00 - 
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