Russia, uno Stato patrimoniale

Gli studiosi occidentali abitualmente vedono la Russia di Putin come uno stato autoritario. Questo è vero; ma ciò riflette una politica voglia metodologica di confrontare i fenomeni e convalidare delle teorie, piuttosto che cogliere la vera natura dello stato russo. La Russia oggi rimane, come lo era sotto gli zar e i governanti comunisti, uno stato patrimoniale, come lo aveva definito Max Weber, un secolo fa. Lo Stato e la proprietà appartengono allo Zar come sua proprietà personale, lui o suoi subordinati possono espropriare tutto ciò che vogliono. Non esistono diritti di proprietà, la base storica per tutti i diritti umani e civili, non c’è né lo stato di diritto, né la responsabilità di un funzionario governativo nei confronti di nessuno, tranne che al suo diretto superiore. Il servizio di Stato è obbligatorio, per chi vuole avere qualcosa (o in extremis per tutti), mentre è in crescita la sua popolarità tra i giovani, come un percorso verso la ricchezza, in quanto coglie pienamente questa dinamica. Per molti aspetti questo modello va ben oltre il modello autoritario, anche se si sovrappone ad esso, anche perché lo Stato patrimoniale è libero di prendere in prestito elementi dal fascismo e dal comunismo, come hanno fatto Stalin, e ora Putin.
Molti attributi dei governi russi precedenti sono facilmente distinguibili nella Russia di Putin. Negli ultimi anni i decreti e la “legislazione” hanno effettivamente ridotto i diritti di movimento delle varie categorie della popolazione con il conseguente aumento dei parametri di servizio obbligatorio per lo Stato, in una forma o nell'altra. Proprio come nei tempi zaristi, le imprese sono spesso costrette a rimettere le risorse al governo, apparentemente in nome di progetti di beneficenza o sociali, tanto quanto i funzionari zaristi secoli fa, requisivano i fondi apparentemente per scopi simili. Sono tornate le prigioni psichiatriche, il dissenso è stato criminalizzato, è ricomparsa l'unità tra Chiesa e Stato, o meglio la totale subordinazione della Chiesa allo Stato, con la sua costante infiltrazione di organismi di polizia del regime.
Allo stesso modo si sono moltiplicati i tentacoli di, molto spesso oscure, formazioni militari e di polizie interne, che comprendono diverse centinaia di migliaia di uomini in vasta espansione. Così, come Luke Harding, ha suggerito per la somiglianza di regimi, Putin potrebbe anche essere stato ispirato dalla penetrazione della STASI nella Germania dell’Est. Infatti, prima del 2009 queste formazioni avevano effettivamente ricevuto più finanziamenti rispetto all'esercito russo, a significare la percezione del regime: il dissenso interno è la principale minaccia.
Anche se l'esercito da allora ha ben superato i valori dei finanziamenti di queste unità, i flussi di fondi alle strutture parallele continuano con stecche fuori dal bilancio dello Stato, ciò riflette che è perenne la percezione della minaccia interna. Come nel regime comunista leninista, Putin ha abbracciato il paradigma delle minacce, vale a dire che la Russia è minacciata da ogni parte dall'esterno, dall'interno, da persone che portano il dissenso e che sono pagati dai nemici esterni. Quindi sono “traditori nazionali” piuttosto che lacchè dell'imperialismo o degli elementi capitalistici. L'ideologia di classe è sfumata, ma è tornata la mentalità d’incessante guerra politica. Finché Putin rimarrà al potere queste tendenze potranno solo che persistere. Lui e il suo regime, sono come il Macbeth di Shakespeare, “è così intriso di sangue che l’andare avanti è tanto faticoso come il tornare indietro”. La legislazione dà allo Stato sempre più il controllo sulla proprietà, vengono ampliate le restrizioni agli spostamenti, sono ampliati i parametri del servizio obbligatorio con l'assalto alle libertà civili e il controllo totale di Internet.
Naturalmente, il sistema di Putin ha restaurato le patologie tradizionali del paternalismo: illegalità diffusa, corruzione e arretratezza endemica. Senza considerare l'invasione dell’Ucraina, che ha isolato la Russia dall'economia globale e dalla cultura, non c’era in precedenza nessun minimo progresso scientifico, ma ora c’è una ricaduta nei fenomeni dei periodi di Stalin o del tardo Breznev, che mostravano tendenze simili. Di conseguenza, la Russia si è consegnata alla arretratezza a lungo termine e all'incapacità di competere. Il governo, come nel classico stile zarista e sovietico, è diviso in fazioni in guerra tra di loro, che riproducono le reti clientelari feudali, con relazioni nepotiste, che garantiscono ai bambini della élite i privilegi dei loro genitori.
Nelle politiche estere vediamo, non solo la tradizionale insistenza su uno status, che non è né meritato, né sostenibile, ma c’è il ricorso alla guerra come logica del regime. Putin si vede chiaramente come un raccoglitore di terre russe, o almeno vuole porsi come tale. Da quando il suo regime ha istituito uno stato d'assedio in casa contro i dissidenti, giustificato da politiche imperiali nelle sue periferie, ha ottimizzato uno Stato proiettato verso la guerra. Le spese per la difesa, come nei regimi precedenti, ora hanno un’apparente priorità assoluta, mentre vengono autorizzati i difensori di questa teoria ad attingere dalle risorse della Russia.
Questo non è per dire che la Russia sia un moderno paese medievale; ma che è uno Stato che incarna gli aspetti vitali che riproducono il paradigma moscovita zarista e patrimoniale, di modo che quasi certamente garantisce che il successore di Putin, se non lo stesso Putin, si troverà ad affrontare una forma importante e piuttosto tradizionale di crisi russa, che potrebbe portare a un'esplosione. Il professor Daniel Orlovsky, della New York University mi disse una volta che la Russia è ciò che il grande antropologo francese, Claude Lévi-Strauss, definiva “una cultura congelata”. In molti modi c’è un'analogia in Russia; ma in un periodo di rapide trasformazioni politiche, il gelo non è sostenibile per un lungo periodo in termini storici, e quando si scioglie o fonde, se si applica abbastanza calore, potrebbe diventare incendiario. Poi l’eredità di Putin e il suo freddo ghigno saranno simili a quello di Ozymandias di Shelley “Guarda le mie opere mortali e la disperazione”.

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22/04/2015 15:00:00 - 
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